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Documentazione e ricerca a cura di Antonello Vanni
Nel mondo attuale la cannabis è la droga illecita più prodotta e
consumata.
O.N.U.
Il Consiglio Superiore di Sanità ritiene che l’uso della cannabis sia
gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile
progressione all’uso di altre droghe come cocaina e oppioidi, riduzione
delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi psichiatrici
quali schizofrenia, depressione e ansietà; possibili malattie
broncopolmonari tra cui bronchite ed enfisema.
Consiglio Superiore di Sanità, La cannabis non è una droga leggera,
Roma, 2003
Da 8 a11 milioni di italiani approvano l’utilizzo di cannabis e lo
ritengono non dannoso per la salute.
Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in
Italia 2005
Tra le diverse droghe, sono proprio i consumatori di marijuana a
commettere il maggior numero di reati a mano armata e ad essere
incriminati per tentato omicidio o altri atti delinquenziali.
Marijuana. Myths and facts. The Truth behind 10 popular misperceptions
Negli USA, mediante strategie informative aggiornate, e di supporto alle
famiglie, il consumo di marijuana è diminuito tra il 2001 e il 2006 del
25%.
The White House, 2007
Con la cannabis non bisogna più basarsi sulle informazioni date da studi
ormai vecchi ma è necessario considerare ricerche nuove e aggiornate, che
permettano di comprendere i motivi dell’impatto emergente di questa droga
sulla salute mentale.
Ted Legget, World Drug Report 2006, Onu
Premessa
La resina di cannabis, la sostanza che contiene i più concentrati principi
attivi, è nera; inquietante. La leggenda mediatica e culturale, però, che
in Italia parla di questa sostanza è invece rosa (a differenza che nel
resto dell’Europa occidentale). Si tratta di una narrazione a lieto fine
cui la classe dirigente italiana (particolarmente quella che si occupa di
informazione, e di politica) non vuole rinunciare. Forse perché è una
classe ormai vecchia, e quella leggenda è nata negli anni della sua ormai
lontana giovinezza. Racconta, questa leggenda rosa, che hashish,
marijuana, “fumo” assortito con derivati, o miscele tra i due, insomma i
figli della “cannabis indica”, sono sostanze praticamente innocue. Di
questa leggenda fa parte, inoltre, anche la convinzione che, come
dichiarato imprudentemente da qualche ministro, il carattere innocuo della
cannabis e derivati sia stato ormai dimostrato anche da tutta “la comunità
scientifica”.
E’ vero l’esatto contrario. Queste sostanze sono altamente pericolose per
la psiche, e per il fisico, e le varie scienze lo hanno ormai dimostrato.
Anche se, a carico della cannabis, c’è certamente di più, e di peggio, di
quanto finora accertato, e la comunità scientifica internazionale è
appunto impegnata a cercarne le prove. Che trova, del resto, ogni giorno
che passa: i documenti e i risultati delle ricerche, infatti, che
presentiamo in queste pagine, si fanno sempre più allarmanti. Il
consumatore di cannabis è ormai, in gran parte dei paesi europei, il
secondo cliente dei presidi psichiatrici.
Ciò anche perché la quantità di tetracannabinolo, (il principio attivo
della cannabis, le cui alterazioni sul cervello, sulle capacità cognitive
e motorie, sono ormai dimostrate), è passata in un pugno d’anni dal 2 al
20% nei prodotti a base di cannabis. E perché a consumare questa
sostanza sono, come dimostrano le statistiche, in rapida crescita i
giovani al di sotto dei 15 anni, quelli nei quali la cannabis sviluppa in
percentuali molto elevate patologie psichiatriche, come psichiatria e
neuroscienze hanno ormai molto chiaramente dimostrato.
Il giovane consumatore di cannabis, vittima dello sbiadimento della
famiglia contemporanea e delle sue figure guida, cerca confusamente in
questa droga e nei suoi riti un’appartenenza (a un gruppo, un costume,
un modo di essere) senza la quale ha l’impressione di non avere nessuna
consistenza, di non esistere. Per questo si sottopone al rito
iniziatico dello spinello, per questo continua poi a fumare, cercando una
fusione con l’altro, che naturalmente non trova, sprofondando invece nella
propria solitudine, e sviluppando fatalmente le proprie paranoie.
Ma è proprio perché il consumatore di cannabis cerca, in un suo modo
distorto, una fratellanza, una comunità, e a livello più grossolano
una partecipazione sociale, che il modo migliore di dissuaderlo è la
disapprovazione sociale.
Occorre dirgli chiaro e forte:
Non è così che appartieni a qualcosa di valido, non è fumandoti il
cervello che entri in una comunità o società: anzi ne esci.
Cannabis non = amicizia e gioia.
Cannabis = solitudine, paura e malattia mentale.
Questo è il messaggio che i governi più informati (come Francia, Germania,
Stati Uniti, Inghilterra e Spagna) mandano ai giovani occidentali,
assediati dai produttori e commercianti islamici, perché non soccombano
alle loro proposte, e non si immaginino un’inesistente “scorciatoia di
ingresso in società”. Persino la liberale Svizzera, che aveva
inaugurato una politica spregiudicata di apertura alla droga, oggi rifiuta
la depenalizzazione della cannabis. Negli Stati Uniti, un grande
giornale democratico come il New York Times ha regalato agli insegnanti
uno straordinario opuscolo di 60 pagine che non nasconde nulla degli
accertati rischi di malattie mentali e alterazioni caratteriali che la
cannabis porta con sé.
L’Italia è la grande eccezione. Nel nostro Paese non sono ancora
state fatte campagne serie e di ampio respiro, né sui media né per
iniziativa governativa, sui rischi della cannabis. Il nostro Paese è
l’unico a non avvisare i giovani che, con lo spinello, rischiano la
malattia e il danno cerebrale, cognitivo, e caratteriale. In Italia,
anzi, si lascia loro credere che non è poi così grave, che in fondo tutti
lo fanno, anche papà e mamma, anche il professore, anche il direttore,
anche l’onorevole (e magari è vero, è proprio questo il problema. Come
sembrerebbe dopo “il test – eseguito con uno stratagemma dall’équipe
giornalistica delle Iene di Italia 1 – su 50 deputati a loro insaputa. Un
onorevole su tre fa uso di stupefacenti, prevalentemente cannabis, ma
anche cocaina. Questo il dato: il 32% degli 'intervistati' è risultato
positivo: di questo il 24% [12 persone] alla cannabis, e l'8% [4 persone]
alla cocaina”).
L’Italia sembra anche l’unico Paese dove i politici credono, ancora,
che la cannabis sia una “droga leggera”, e ne parlano in questi
termini.
È anche per questo che gli scienziati, per cambiare qualcosa, per evitare
che lo sterminio dei giovani sognatori continui, hanno cominciato proprio
da lì. Dal tentativo di convincere i politici che la cannabis non è una
droga leggera. Un tentativo che, come vedremo fin dal primo capitolo,
finora è in gran parte fallito. È proprio per dimostrare la falsità di
questa vecchia tesi, datata, provinciale e pericolosa, e per contribuire
alla salvaguardia dei giovani nel nostro Paese, che abbiamo scritto questo
libro.
(1) Il Consiglio Federale Svizzero ha di recente detto no
(e senza alternativa di controprogetto) ad una proposta di Referendum
popolare che depenalizzasse ulteriormente la cannabis (comunicato del
15.12.2006, Berna, Confederazione Svizzera,
www.admin.ch
). Cfr. anche la relazione di Silvano Testa (psichiatra e direttore medico
della Clinica Psichiatrica cantonale-Ch) nella trasmissione “La canapa fa
male?”, 13.03.2004, negli archivi video della Caritas Ticino: in Canton
Ticino aumentano sempre più i casi di ricovero di adolescenti per
trattamento riabilitativo dovuto ai danni della cannabis: dipendenza e
gravi psicopatologie psichiatriche in età sempre più precoce sono i
risultati dell’atteggiamento “depenalizzante” perseguito dalla Svizzera
nell’ultimo decennio (dettagli su questa trasmissione nel Capitolo 11
“Sitografia, risorse utili e proposte di percorso”, in questo volume).
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