La festa popolare ed il suo valore ecologico nella società dello sradicamento

 

La festa popolare raccoglie i volti autentici di una popolazione ed il suo legame con la terra e il trascendente: la sua identità. Benché non ci sia più tempo per queste manifestazioni considerate anacronistiche e sorpassate, il loro significato sopravvive nel più profondo ricordo di chi ne ha sperimentata la forza ed il senso di condivisione collettiva. Una realtà ben diversa dalla “finta festa” proposta al sabato sera nelle belle piazze delle grandi città italiane. In queste finte feste, tra musica anonima e volti interroganti, l’uomo si sente veramente solo e senza orientamento. La festa popolare, che ancora vive in molte province italiane, assume allora un profondo valore “ecologico”: infatti ecologia viene dal greco oikos cioè casa. 

 

Una festa molto importante che ancora avviene in Italia è la Festa di S. Giuseppe a Lizzano (Taranto). Ce ne ha parlato Gaetano, 24 anni, un maschio che ha studiato come scultore di pietra (pietra leccese) lavorando presso un artigiano del suo paese (appunto Lizzano). Ha dedicato ore di fatica e sudore per imparare a scolpire orologi e colonne. Nel momento in cui questa passione avrebbe potuto trasformarsi in strumento di sussistenza ha dovuto partire perché molti clienti non gli pagavano le opere. Ora lavora in una fabbrica di chiavi inglesi nella provincia di Varese. Al ritorno a casa non gli resta che il televisore ma la sua immaginazione non riesce a stare lontana dal ricordo delle feste che si svolgono a più di mille chilometri di distanza.

Lo abbiamo intervistato:

Redazione: Caro Gaetano puoi parlarci della festa di S. Giuseppe?

Gaetano: Questa festa, che si chiama Le tavole di S. Giuseppe, avviene il 19 marzo. E’ considerata una festa “di provvidenza” cioè viene su da sé nutrendosi dell’offerta che ogni persona o famiglia fa in base alle possibilità.Questa festa ha la radice nell’antica abitudine delle famiglie dei Signori, (aventi il desiderio di aiutare, dare, donare), di portare risorse (grano, frumento, a volte denaro) ad alcune famiglie del paese che a loro volta poi davano ai poveri. Queste famiglie intermediarie erano particolarmente devote a S. Giuseppe.

Redazione: come si svolgono i preparativi della Festa?

Gaetano: A partire da un mese e mezzo prima i maschi del paese mettono fuori casa il grano per farlo seccare. Con esso faranno la farina o lo cucineranno direttamente nelle “pignate” di terracotta. Questa cottura del grano avviene il giorno prima della festa e deve essere ultimata entro sera. Il giorno del 18 poi i maschi preparano la tradizionale pasta fatta in casa (massa) con ceci aglio verde ed olio fritto. Le donne, invece, durante il mese preparano dolci, paste secche e torte, in gran quantità. I parenti legati alla famiglia devota danno grande aiuto. Chi non può aiutare in termini di tempo dona soldi o ingredienti per i dolci. Con il piccolo contributo di tutti si ottiene una notevole abbondanza di dolci e cibi cucinati.



 

Redazione: arriviamo al giorno prima della Festa…

Gaetano: Il 18 marzo mattina, di buon’ora, ciò che è stato preparato viene messo sulle “tavole” di S. Giuseppe (taule) costruite con assi e palchetti di legno (tristieddi). Ogni asse ha la sua immagine o statuetta di S. Giuseppe e deve essere rigorosamente coperto di un lenzuolo bianco. Sulle taule vengono messi recipienti di argilla invetriati (li lémmuri) colmi di “ncartiddáti”, vari tipi di frittura, cavolfiore, “ampasciúni”, baccalà, “figghiuli”, pane nelle diverse forme, e abbondanza di dolci vari nelle dimensioni, nei colori, nei gusti: “fucazziéddi”, pizzetti di cannella. Dunque un grandissimo e apparente sperpero! La taula, è arricchita con la “sobbrataula”, nella cui ricchezza si nota l’impegno famiglia devota e dei parenti. Dal mezzogiorno del 18 le tavole sono visitabili cioè le famiglie aprono le loro case ad una gran quantità di gente che viene non solo dal paese ma da tutta la provincia. Grande andirivieni nelle case messe a soqquadro da almeno un mese! A volte vi è anche un Comitato che passa e riconosce (non premia ma riconosce) la tavola più bella, più ricca, più ornata,...Alla sera del 18 marzo la gente degusta i vini assaporando i cibi ed il grano cotto mentre le donne fanno il pesce e la frittura.

Redazione: e nel giorno di S. Giuseppe?

Gaetano: Il 19 marzo, giorno di S, Giuseppe, assai presto tutto viene tolto dall’allestimento e portato alla gente in tutte le case, per un’estensione di territorio notevole cioè finché c’è roba da donare. Le famiglie portano pane e dolci anche alle famiglie con cui si è in disaccordo.


 

Redazione: questa è l’unica festa del tuo paese?

Gaetano: no, una festa altrettanto importante è la Passione di Cristo. Come nella festa di S.Giuseppe quello che ricordo maggiormente è l’incredibile abbondanza di comparse, attori, musica. La Passione di Cristo è una delle feste che richiedono grande impegno da parte di tutti. La messinscena è talmente curata nei particolari che si conclude con la rappresentazione della crocifissione: il corpo degli attori viene cosparso di olio caldo per evitare svenimenti dovuti al freddo.   
Un’altra festa degna di nota è la Calata dei Magi: i Magi vedono la stella cometa collocata nella parte bassa del paese, presso la Parrocchia di S. Nicola, poi a cavallo risalgono fino al Convento di S. Pasquale accompagnati dal corteo della gente. Nel piazzale del convento avviene l’Adorazione del Santo Bambino.

 

E’ possibile avere ulteriori informazioni sulle feste raccontate da Gaetano nel sito della Pro Loco di Lizzano http://web.tiscalinet.it/palmpropass/

Ad essa siamo debitori delle fotografie.