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Avremmo tanto voluto mandare
semplici auguri per il nuovo anno e dare eco ai festeggiamenti in
occasione del 12 Gennaio, capo d'anno berbero, ma purtroppo, le notizie
provenienti dalla nostra terra non lo permettono.
L'Algeria continua il suo cammino di croce. I problemi sono in aumento
esponenziale. Il divario tra ricchi e poveri si fa sempre più largo, il
terrorismo ritorna a colpire con durezza, i morti dall'inizio di questo
anno si contano in centinaia. La Cabilia continua a far parlare di se. Non
passa un giorno in cui non ci sono manifestazioni scontri o Sit-in.
Sono ormai due anni e mezzo che la regione è in ribellione aperta contro
il potere dittatoriale dei Generali e della mafia politico finanziaria
algerina. Il governo di Algeri risponde con più repressione e più
ingiustizie nei confronti dei cittadini disarmati ma sempre più risolti ad
andare avanti. Ricordiamo i fatti degli ultimi mesi:
5 ottobre, scorso, anniversario dei moti sanguinosi dell'ottobre
del 1988 (che portarono, fra l'altro alla fine del monopartitismo),
numerose manifestazioni pacifiche vengono duramente represse. Si contano
molti feriti da proiettili veri, e decine di arresti, in particolare a
Bouira e
a Bejaia. Il 10 ottobre, le elezioni locali, boicottate dal
movimento cittadino della Cabilia, sono un ennesimo insuccesso: nonostante
un partito tradizionale della Cabilia (FFS) abbia fatto propaganda per il
voto, in Cabilia più del 90% disertano le urne. Il potere, che già a
maggio aveva subìto uno smacco, col 100% di astensioni alle politiche,
decide di passare all'azione arrestando quelli che ritiene i "capi" del
movimento. E il 13 ottobre, violando i locali del palazzo di
giustizia di Tizi-Ouzou, la polizia fa irruzione in un'aula dove Belaid
Abrika e altri delegati stavano assistendo ad un ennesimo processo
politico, e li arresta dopo avere percosso chiunque cercasse di frapporsi,
tra cui diversi avvocati. 26 novembre: inizio sciopero della fame
a Bugia (27 detenuti di cui 7 delegati). 3 dicembre (settimo giorno
di sciopero a Bugia): inizio dello sciopero
della fame a Tizi-Ouzou (5 detenuti: Tahat Alik e Lyès Makhlouf, delegati
di Ath Ghobri, Mohamed Nekkah, delegato di Ouaguenoun, Mouloud Chebheb,
delegato di Aït Aïssi, Rachid Allouache, delegato di Ath Jennad, Belaïd
Abrika, delegato di Tizi Ouzou). 6 dicembre: inizio sciopero della
fame a Bouira (7 detenuti: Arezki Lalmi, delegato di Bouira, Hidouche
Akkal, Idir Derbal, Farid Derbal, Amar Bahmed, Ahmed Bouchneb et Amar
Berkane). In realtà si tratta di una ripresa dello sciopero, durato quasi
una settimana, effettuato prima del Ramadhan.
13 detenuti hanno continuato lo sciopero per 42 giorni. E' difficile avere
informazioni precise, perché le direzioni delle carceri non autorizzano
visite e i manifestanti sono stati tutti messi in isolamento, per evitare
che la loro iniziativa "contagiasse" altri detenuti. Dal carcere di
Tizi-Ouzou è comunque filtrato, il 12 dicembre, un documento
redatto dai delegati arrestati. Il rischio di una conclusione tragica è
reale, perché il potere algerino ha sempre manifestato indifferenza verso
ogni forma di protesta e
rivendicazione pacifica del movimento democratico della Cabilia. Dopo
tante pressioni e appelli da parte della popolazione, del movimento e dei
parenti dei scioperanti, questi decidono di fermare lo sciopero della
fame.
Ma il problema rimane. La repressione sulla Marcia tenuta il 12
gennaio a favore dei detenuti politici è stata repressa con tanta
violenza gratuita da parte delle forze di polizia contro manifestanti
pacifici che hanno comunque concluso il loro percorso fino alla fine
dimostrando che la repressione non fa loro più paura, invitando l'UE o
l'ONU perché facciano pressione sul governo di Algeri affinché liberi i
detenuti ed accolga le richieste di democrazia contenute nella piattaforma
di El-Kseur.
Per ulteriori info contattare Vermondo
Brugnatelli - Associazione
Culturale Berbera in Italia
cuscus@mailserver.unimi.it
vermondo@brugnatelli.net
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