LIBERA NOS A MALO

di Claudio Risé


Claudio Risé, già docente di Polemologia al corso di laurea di Scienze Diplomatiche all'Università di Trieste-Gorizia, ha scritto sui conflitti di oggi: Psicanalisi della Guerra (Red Edizioni), e La Guerra Postmoderna. Elementi di Polemologia (Editrice Tecnoscuola, Gorizia, 1966). tel/fax 0481-536880
 

 

Che fare del male? Non  parlo del   nostro, personale,  male quotidiano: dei nostri vizi, le nostre bassezze, la nostra fatica ad essere degni di un bosco di larici, di una parete di roccia  illuminata dal sole, del sorriso  allegro di un bambino; degni  di tutta la  bellezza e nobiltà insomma   che  ancora, con testarda generosità, la vita ci offre .
Da uomini,  tocca occuparci oggi  del male  sistemico, il male che stringe  il mondo nella stretta  crudele e ottusa delle sue potenze secolari, il male che si scaglia, tronfio, sugli inermi ( gli impiegati di banca delle torri gemelle o il pastore afghano),  per affermare il potere di chi può distruggerli.
Questi potenti – è vero-  sono poco più  che comparse, anche se  incisive sulla vita dei contemporanei, e forse dei posteri. L’ha spiegato benissimo Tolstoj, in Guerra e Pace. “ Il cuore del re è nella mano di Dio. Il re è schiavo della storia. La storia, cioè la vita incosciente comune, la vita di sciame dell’umanità, si serve di ogni momento della vita del re per raggiungere i propri obiettivi”.  Che sono   quelli di Dio.  E  Tostoj parlava di Re, e non di petrolieri, dell’una, o l’altra, fede, e banca.
Rifuggire allora dal  divismo del potente e del sistema che lo alimenta, astenendosi dall’attribuirgli straordinarie colpe, o grandi virtù. Il potente delle democrazie secolarizzate, regimi di bottegai,  è, appunto,  un garzone di bottega cui la vita di sciame dell’umanità si è affidata, forse sciaguratamente, ma  con pieno diritto di farlo.   E il dovere, poi, di subirne le conseguenze, senza risse sguaiate.
I passi del potente, come quelli dell’inerme colpito, sono contati, altrove. Dio , che pur aiutò Enrico d’Inghilterra  a vincere a Azincourt contro le  forze francesi preponderanti, non ha mosso un dito per evitare che    crollassero le Twin Towers, e non accadesse    tutto ciò   che ne è seguito ( e neanche ciò che  lo aveva preceduto).  Del resto, molte torri sono crollate prima di loro, ed altre, presumibilmente,  crolleranno. I Grandi Presidenti, come i Grandi Terroristi, eseguono, più o meno ottusamente,  i disegni dello Spirito del Tempo, lontana e provvisoria  espressione dell’Altissimo.
Il male  tuttavia, rimane, aumenta, e ci assedia. E non si tratta, appunto, della crudeltà dei potenti che, come Napoleone, sanno bene : “sono uomo di Stato, e devo versare il sangue”.  Certo, questi invece  lo camuffano, e ciò intossica di menzogna non la Comunità, distrutta da tempo, ma la società e gli individui. L’uomo che imbraccia il mitra però, o lo fa imbracciare ad altri, ha almeno il coraggio di sporcarsi le mani, di diventare un assassino. L’innocenza, l’ha sacrificata. Davanti al mondo intero.
E’   molto peggio, invece,  il protagonismo dei servi: quelli che agitano le bandiere, ingiuriano il nemico nella polvere ( che gli uomini in divisa, non Loro Signorie,  dovranno combattere), mostrano il petto,    bestemmiano in prima pagina: come è stato fatto con la volgarità già esercitata  per   una vita  dagli specialisti del Cattivi Sentimenti e le False  Lealtà, chiamati  al loro   mestiere  quando premia  mobilitare la malvagità, come altri mobilitano, forse, batteri accuratamente stoccati.
Altrettanto degradante l’onnipotenza del ribelle da video: colui che crede  legittimo rovesciare patti sottoscritti, parole date, impegni presi, in cambio di miraggi di voti, notorietà, pagine. Od anche, semplicemente, per  quell’insania da narciso che si crede svincolato da tutto. E in realtà  lo è , perché non ha né centro né patria, né padre né madre, né stirpe né terra. Ma ambizioni, vanità,  emozioni da fiera, e cieco disordine.
Questo è il male che   fa star male, che ci rende tutti peggiori : la volgarità di sentimento del servo vile, e la vanità  indecente del ribelle da varietà. Male  contagioso. Forse più sleale, perché travestito da bene,  dell’antrace  che colpisce in Florida, o la peste nera del Kazachistan.
Come evitarne il contatto, che mette a rischio, in noi,  qualcosa di molto  più prezioso della vita: il suo  stesso senso, l’anima ?
Credo si possa provarci  servendo il proprio tempo, facendo però attenzione a  non farsene mai belli, giacché è tempo di morte e di dolore. Stare dove si é. Evitando fierezze di pessima lega, e non nascondendo il lutto, che ci tocca in quanto umani, viventi in tempi di distruzione, rozza, e ignorante.
Right or wrong, my country.
Non posso essere che dove sono, e rimanere   il più leale possibile  verso  l’orribile Centro Commerciale che dice di essere la mia Civiltà. Ben misera civiltà,  ma occupa la mia terra, e sfama (anche se cercando di renderli stupidi, e ottusi), i miei fratelli,.
Dio ne faccia ciò che vuole, e deve.  Ma io sono, con umiltà e dolore, senza  alcuna fierezza, ma senza nessun  pentimento, da questa parte.