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Che fare del male? Non
parlo del nostro, personale, male quotidiano: dei nostri vizi, le
nostre bassezze, la nostra fatica ad essere degni di un bosco di larici,
di una parete di roccia illuminata dal sole, del sorriso allegro di un
bambino; degni di tutta la bellezza e nobiltà insomma che ancora, con
testarda generosità, la vita ci offre .
Da uomini, tocca occuparci oggi del male sistemico, il male che
stringe il mondo nella stretta crudele e ottusa delle sue potenze
secolari, il male che si scaglia, tronfio, sugli inermi ( gli impiegati di
banca delle torri gemelle o il pastore afghano), per affermare il potere
di chi può distruggerli.
Questi potenti – è vero- sono poco più che comparse, anche
se incisive sulla vita dei contemporanei, e forse dei posteri. L’ha
spiegato benissimo Tolstoj, in Guerra e Pace. “ Il cuore del re è nella
mano di Dio. Il re è schiavo della storia. La storia, cioè la vita
incosciente comune, la vita di sciame dell’umanità, si serve di ogni
momento della vita del re per raggiungere i propri obiettivi”. Che sono
quelli di Dio. E Tostoj parlava di Re, e non di petrolieri, dell’una, o
l’altra, fede, e banca.
Rifuggire allora dal divismo del potente e del sistema che lo alimenta,
astenendosi dall’attribuirgli straordinarie colpe, o grandi virtù. Il
potente delle democrazie secolarizzate, regimi di bottegai, è, appunto,
un garzone di bottega cui la vita di sciame dell’umanità si è affidata,
forse sciaguratamente, ma con pieno diritto di farlo. E il dovere, poi,
di subirne le conseguenze, senza risse sguaiate.
I passi del potente, come quelli dell’inerme colpito, sono contati,
altrove. Dio , che pur aiutò Enrico d’Inghilterra a vincere a Azincourt
contro le forze francesi preponderanti, non ha mosso un dito per evitare
che crollassero le Twin Towers, e non accadesse tutto ciò che ne è
seguito ( e neanche ciò che lo aveva preceduto). Del resto, molte torri
sono crollate prima di loro, ed altre, presumibilmente, crolleranno. I
Grandi Presidenti, come i Grandi Terroristi, eseguono, più o meno
ottusamente, i disegni dello Spirito del Tempo, lontana e provvisoria
espressione dell’Altissimo.
Il male tuttavia, rimane, aumenta, e ci assedia. E non si tratta,
appunto, della crudeltà dei potenti che, come Napoleone, sanno bene :
“sono uomo di Stato, e devo versare il sangue”. Certo, questi invece lo
camuffano, e ciò intossica di menzogna non la Comunità, distrutta da
tempo, ma la società e gli individui. L’uomo che imbraccia il mitra però,
o lo fa imbracciare ad altri, ha almeno il coraggio di sporcarsi le mani,
di diventare un assassino. L’innocenza, l’ha sacrificata. Davanti al mondo
intero.
E’ molto peggio, invece, il protagonismo dei servi: quelli che agitano
le bandiere, ingiuriano il nemico nella polvere ( che gli uomini in
divisa, non Loro Signorie, dovranno combattere), mostrano il petto,
bestemmiano in prima pagina: come è stato fatto con la volgarità già
esercitata per una vita dagli specialisti del Cattivi Sentimenti e le
False Lealtà, chiamati al loro mestiere quando premia mobilitare la
malvagità, come altri mobilitano, forse, batteri accuratamente stoccati.
Altrettanto degradante l’onnipotenza del ribelle da video: colui che
crede legittimo rovesciare patti sottoscritti, parole date, impegni
presi, in cambio di miraggi di voti, notorietà, pagine. Od anche,
semplicemente, per quell’insania da narciso che si crede svincolato da
tutto. E in realtà lo è , perché non ha né centro né patria, né padre né
madre, né stirpe né terra. Ma ambizioni, vanità, emozioni da fiera, e
cieco disordine.
Questo è il male che fa star male, che ci rende tutti peggiori : la
volgarità di sentimento del servo vile, e la vanità indecente del ribelle
da varietà. Male contagioso. Forse più sleale, perché travestito da
bene, dell’antrace che colpisce in Florida, o la peste nera del
Kazachistan.
Come evitarne il contatto, che mette a rischio, in noi, qualcosa di
molto più prezioso della vita: il suo stesso senso, l’anima ?
Credo si possa provarci servendo il proprio tempo, facendo però
attenzione a non farsene mai belli, giacché è tempo di morte e di dolore.
Stare dove si é. Evitando fierezze di pessima lega, e non nascondendo il
lutto, che ci tocca in quanto umani, viventi in tempi di distruzione,
rozza, e ignorante.
Right or wrong, my country.
Non posso essere che dove sono, e rimanere il più leale
possibile verso l’orribile Centro Commerciale che dice di essere la mia
Civiltà. Ben misera civiltà, ma occupa la mia terra, e sfama (anche se
cercando di renderli stupidi, e ottusi), i miei fratelli,.
Dio ne faccia ciò che vuole, e deve. Ma io sono, con umiltà e dolore,
senza alcuna fierezza, ma senza nessun pentimento, da questa parte. |