| E VOI PADRI,
INSEGNATE CHE DESIDERARE È BELLO da
Famiglia Cristiana, n. 46, 14 novembre 2004 |
| Siamo nella società
del "tutto e subito". Ma così i figli non imparano ad allenarsi
alle fatiche della vita. I desideri? Non ci sono più. Parola di Claudio Risé, psicanalista, docente di Sociologia dei processi culturali e soprattutto autore di libri dall’ininterrotto successo, testi che macinano nuove edizioni in pochi mesi e conoscono quella diffusione tentacolare che solo il passaparola riesce a tessere. Come Il padre, l’assente inaccettabile, un testo decisivo nel dibattito sul ruolo paterno, e il più recente Il mestiere di padre, pubblicato anch’esso dalle edizioni San Paolo, ricco di risposte sui tanti interrogativi della vita familiare, dalla richiesta di appendersi un anello al naso a quella di andare in discoteca. Felicità è donarsi è, invece, il titolo del libro pubblicato per Sperling, «contro la cultura del narcisismo e per la scoperta dell’altro», un desiderio evocato anche da alcuni dei lettori che ci hanno scritto in questa occasione. Consumatori fin da bambini «Fa piacere ascoltare queste richieste, perché
l’assenza di desideri è in realtà un malessere diffuso, tipico di questa
società che ti abitua a essere un consumatore fin dalla più tenera età.
Nei molti incontri che ho avuto con i miei lettori, e nelle centinaia di
messaggi che ricevo nel sito www.claudio-rise.it, rilevo sempre molti
disagi, molti bisogni, ma pochissimi desideri. I bambini stessi imparano a
organizzare la propria energia psichica attorno al soddisfacimento
immediato del bisogno e non alla produzione del desiderio». Tendere l’arco per lanciare la freccia Spiega Risé: «Il desiderio nasce da un momento di
solitudine e di silenzio. Nasce da una mancanza. Ma se non mi manca nulla,
che cosa desidero?
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