Il valore di un’opera: ritrovare la radice selvatica


 

Il commento di Luisa Bonesio, docente di Estetica all’Università di Pavia,
ospite alla presentazione del libro Donne Selvatiche. Forza e mistero del femminile
presso la Libreria Fnac di Milano, 15 marzo 2002

(E' DISPONIBILE LA VIDEOCASSETTA DI QUESTO INCONTRO)


“E’ innanzitutto importante ringraziare gli autori di quest’opera in quanto il mettere a disposizione questo grande repertorio di saghe non è affatto un gesto banale. Si tratta di raccogliere un materiale disperso per presentarlo, pur con tutte le sue sfaccettature, nella sua essenziale unità. Questo è un gesto che la nostra cultura non conosce più: è il gesto del tramandare . E’ la donazione di una tradizione che può essere rinnovata, può essere rinnovata anche qui, ora, nel nostro mondo che sembra essere indirizzato verso altri orizzonti. Stiamo addirittura parlando di questi argomenti in una città che è animata da tutto tranne che dalla selvaticità  e questo però conferma che ci sono indicazioni di percorso e quindi di speranza. Grazie a quest’opera possiamo accedere a queste straordinarie figure di  salighe, che affascinano in quanto figure di una femminilità assolutamente estraniante in un mondo della performatività, dell’apparire, della cosmetizzazione. Qui c’è una radice selvatica che da un lato è sicuramente inquietante, perché noi l’abbiamo perduta e quindi ci inquieta; dall’altro è profondamente affascinante, e lo è nella misura in cui riscontriamo in qualche parte del nostro animo che si tratta della radice che ancora noi affondiamo  nella terra selvatica. La riconosciamo anche se è una radice che apparentemente tende a rinsecchirsi. Come dice Oswald Spengler “le radici della cultura si disseccano tra le pietre della metropoli” e cioè la cultura ha  radici selvatiche anche se noi continuamente lo dimentichiamo. Il dimenticarsi le radici selvatiche della cultura ha precisi effetti sulla nostra salute, equilibrio, speranza di vita; ma soprattutto questo dimenticarsi comporta la perdita di simboli, la perdita della capacità di leggere la profonda simbolicità della natura, della possibilità di accedere a quella lingua materna (e non a caso si tratta di donne, ed il nesso donna- terra è molto sollecitante) ma in un senso meno banale di quando si dice comunemente la terra madre (cosa che per noi poi non è banale perché non sappiamo più cosa significhi): nel senso che questa lingua della performatività, dell’astrazione e della artificializzazione sostituisce la lingua madre che è quella della natura, della terra e dei suoi simboli a favore di una vita simulacrale, di immagini e messaggi.
Ecco invece che la parola della Salighe richiede rispetto e ascolto. Il rispetto è molto importante: il rispetto è la capacità di attenersi al segreto, a quella distanza a partire dalla quale solamente un’alterità si può dare. Il rispetto coincide con la sostanziale intraducibilità di una dimensione che richiede di essere ascoltata, che chiede a noi di sintonizzarci e accordarci, ma che non vuole essere riportata ai nostri schemi interpretativi.  Come Claudio Risé ha affermato la wildnis e la selvaticità è qualche cosa che ci chiama, ci fa segno, e che noi dobbiamo al più presto ritrovare senza che questo possa esaurirsi semplicemente nell’andare verso la natura. Certo è anche questo, ma l’avvicinamento alla wildnis è innanzitutto una natura da riscoprire in noi, un’apertura da riaprire in noi, un silenzio che finalmente va salvaguardato: uno spazio per il silenzio dove possa essere intesa questa lingua madre che è la lingua della natura a cui tutti quanti apparteniamo”.

 

Luisa Bonesio insegna Estetica nell’Università di Pavia. Tra le sue pubblicazioni più recenti: La terra invisibile (Marcos y Marcos1993); Passaggi al bosco. Ernst Jűnger nell’era dei Titani (con Caterina Resta, Mimesis 2000). Ha curato e postato l’edizione italiana dei volumi di J.-L. Nancy, Un pensiero finito (Marcos y Marcos, 1992) e Luoghi divini e Il calcolo del poeta (Il Poligrafo 1999); di W. F. Otto, Lo spirito europeo e la saggezza dell’Oriente (Seb 1997); di AA. VV., L’anima del paesaggio tra estetica e geografia, Mimesis 1999 e i volumi di cui è anche coautrice, Geofilosofia (Lyasis 1996); Appartenenza e località: l’uomo e il territorio (Seb 1996); Orizzonti della geofilosofia. Terra e luoghi nell’epoca della mondializzazione (Arianna 2000) e Ernst Jűnger e il pensiero del nichilismo (Herrenhaus 2001).

Di imminente pubblicazione un suo libro per Arianna Editrice www.ariannaeditrice.it

 

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