Dialogo tra Claudio Risé ed un lettore, Vittorio, a proposito della Donna Selvatica e dell’Uomo Selvatico


(dalla mailing list dei Maschi Selvatici, 24/7/02)

 

Vittorio – Caro Claudio, ho da poco finito il tuo ultimo libro, la cui lettura mi ha dato molto. Ho alcune domande e considerazioni da sottoporre alla tua attenzione. Mi ha colpito l'atteggiamento nei confronti dei cacciatori, che vengono rimproverati ed eventualmente puniti per avere cacciato animali cari alle Salighe anche se non pare esserci un tabù che li riguardi, non credo se ne parli e al gesto non segue, almeno nel caso che ho in mente, una punizione automatica ma un tentativo di far capire all'uomo l'"errore" commesso. Di che errore si tratta, dato che non si parla di sterminio ma di caccia durata un giorno intero, faticosa e, suppongo, leale ed il comportamento del cacciatore di turno sembra rientrare in quanto previsto dalle leggi della Natura? L'Uomo Selvatico, al contrario, dice "Se prendi poco ma vieni spesso ti vedo con piacere", anche se minaccia chi si dedica a prelievi indiscriminati ed ingordi, e mi viene quindi in mente che quello delle Salighe, in questo caso, possa essere un desiderio di conservazione, ad ogni costo, anche a  dispetto delle leggi della Natura stessa.

Claudio Risé – Caro Vittorio, grazie dell'attenta lettura, e acute osservazioni. Proverò a risponderti sinteticamente. La protezione accordata dalle Salighe agli animali: mi pare faccia parte della loro posizione a favore della vita, anche degli uomini. Una volta se ne vanno perché é stato ucciso un bracconiere, dicendo di non sopportare che la vita di un uomo sia considerata senza valore. In più, nelle varie saghe, gli animali che difendono sono sempre femmine, giovani: quindi la difesa coincide ancora una volta con quella della vita.

Vittorio – A questo aspetto mi veniva poi da collegare la "Caccia Selvatica" che, in questo senso e per quanto ne ho letto, sembra quasi un modo per riportare le Salighe (o forse solamente quelle che se ne sono allontanate, non è dato saperlo) a queste leggi eterne, a cui evidentemente  esse stesse devono sottostare.

Risé – La caccia selvatica: a me sembra, come dico nel libro, legata all'iniziazione maschile all'aggressività e alla violenza. Un passaggio indispensabile, e terribile, nella formazione maschile, di cui ho parlato ad esempio nel IV capitolo del Maschio selvatico (L'iniziazione: la leggenda di Ivano), oltre che, naturalmente nei libri che ho scritto sulla guerra (La guerra postmoderna Ed. Tecnoscuola, Psicanalisi della guerra Red Editore, Misteri, guerra e trasformazione. Le battaglie del Sé per SEB Editore). Secondo me questo é un aspetto pochissimo affrontato dalla psicologia in generale, ed anche molto tralasciato nei nostri dibattiti: abbiamo paura ad affrontare il lato "mascalzone" del maschio (figuriamoci poi di rivendicarlo). E la caccia selvatica é certo un'immagine fortissima di questo aspetto e passaggio.

Vittorio –  Questo essere tramite verso il dolore pare poi proprio compito dell'Uomo Selvatico (e del maschio, in genere?) che infatti è colui che incarica, urlando dalla selva, un altro uomo (che ne porterà quindi il peso), pastore od altro, di avvisare le Salighe (alle quali non si rivolge quindi direttamente) gli eventi luttuosi e delle disgrazie che hanno colpito le famiglie di origine. Noi uomini, siamo quindi un tramite anche per la donna, per le nostre donne?

Risé – L ’uomo (e il padre) come tramite del dolore e della ferita: sì, penso che sia proprio così. Ecco un altro lato che oggi nessuno vuole vedere.

Vittorio – Vorrei sapere sempre sulla "Caccia Selvatica": perché il Cacciatore, Beatrick in questo caso, non ha potere sulla casa delle Selvane? Cosa indicano la casa e questa sorta di immunità che la riguarda? Qualcosa che le pone, finché restano al suo interno, come al di fuori dell'ordine naturale?

Risé – Beatrick é un aspetto rozzo, plebeo,del cacciatore selvatico (l'opposto dell'Imperatore Teodorico, secondo alcune leggende fondatore della caccia selvatica). Per questo perde contro le Selvatiche del ghiaccio, le Vivane, che sono un aspetto spirituale ed elevato delle Selvatiche (nel Maschio Selvatico racconto la storia della Vivana del Pordoi e Cian Bolpin, del lignaggio dei figli del sole). Anche nel mondo selvatico c'é una gerarchia. Di ordine spirituale.

Vittorio – Perchè le Selvane temono la potenza dissolutrice dell'acqua e ne stanno lontane? 

Risé – L'acqua ha, anche, un forte potere dissolvente, di cui bisogna guardarsi. Ne parla con profondità Evola nella sua Metafisica del sesso.

Vittorio – A proposito di chi teme cosa, ho giusto oggi trovato una notizia che mi pare interessante: «Il "servan" (l'uomo dei boschi, sorta di benigno Yeti alpino dall'aspetto fisico di sileno, profondo conoscitore e maestro della pastorizia e della lavorazione dei relativi prodotti, malgaro per conto terzi) ha un particolarissimo rapporto con le condizioni meteorologiche: esegue sempre il suo lavoro con il  sole, la pioggia e la neve, ma fugge terrorizzato quando tira vento, per lui vero e proprio maltempo (Centini 1989; Pellegrino 1994, pp. 3-11; 1995, pp. 11-17; Alberti 1995, pp. 18-20)». Dunque altro interrogativo che ti pongo: perchè l'Uomo Selvatico (in questo caso il servan) teme invece il vento? Cosa rappresenta a livello simbolico?

Risé – Il servan é un selvatico di tipo inferiore: per questo teme il vento, portatore dello spirito. E' l'aspetto ctonio (legato alla terra) del selvatico, opposto al cielo, da cui viene e in cui spira il vento.

Vittorio – Vorrei fare una considerazione sull'abbondanza e sui doni della Natura e delle Salighe che svaniscono nel momento in cui chi ne gode si chiede quando avranno  fine: il periodo dell'allattamento di mia figlia è stato tranquillo e regolare fino al momento in cui mia suocera ha cominciato a pressare mia moglie, che ai suoi occhi non si nutriva a sufficienza per garantirne la durata, e l'ha portata a farsi delle paranoie, a temere che il latte potesse finire: dopo di questo, nonostante fossi intimamente convinto che bastasse seguire l'istinto e continuare come si era fatto e cercassi di convincerne anche mia moglie, alcune settimane dopo il latte è finito. Ora anche lei ammette che avrebbe dovuto fidarsi di se stessa e vede il legame tra questi eventi. Leggendo queste pagine del libro Donne Selvatiche (ad esempio il paragrafo Il dono del gomitolo e la donna moderna) ho immediatamente pensato alla nostra esperienza.

Risé – Le abbondanze e il latte: é la paura che finisca che lo fa finire. Per questo le multinazionali alimentari hanno a lungo insistito sulla sua fatale insufficienza ad alimentare i neonati.

 

Torna indietro