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Recensione di ALFIO SQUILLACI In La Frusta (maggio 2001) http://lafrusta2.homestead.com/rec_rise.html
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Ci vuole molto coraggio,
confessiamolo, in un momento in cui ogni stupro sortisce una risonanza
mediatica sempre più allarmata ed allarmante, dedicare un libro, come
questo di Risé (che è un guru dei "maschi selvatici") alla "spinta fallica"
e alle ragioni che l'hanno indotta ad arretrare in questo nostro mondo
sempre più femminilizzato. Ma poiché non voglio passare tra i bersagli di
Risé, ed essere additato fra coloro che hanno trasformato il Fallo da
"temile e sacro" in "oggetto ridicolo" come Risé sostiene abbia fatto
Rousseau, credo che qualche distinguo vada fatto. Innanzi tutto quello di
levare a Rousseau (che pure ha tante fautes) la colpa di essere uno
dei padri dell'Illuminismo e di restare dunque coinvolto nell'accusa (di
origine adorniana e che Risé ripete stancamente) rivolta a quel grande
moto di idee, ritenuto responsabile di aver ispirato quel potere-sapere
della Modernità capitalistica che, fondandosi sul principio
utilitaristico, da un lato tenderebbe a stritolare ogni individuo non
omologato, dall'altro, inducendolo al consumo e al soddisfacimento dei
bisogni - che per Risé è un principio di tipo materno-infantile, per nulla
virile -, rintuzzerebbe anche la sua residua "spinta fallica" di
ricerca, di invenzione, di rivolta.
Qual è il nucleo
teorico di questo libro?
L'illustrazione della perdita, nel mondo moderno, della forza simbolica
del Fallo "che è slancio, dono, rischio, passione" e la vittoria del
"pene-cervello", ossia per dirla in termini extra-psicoanalitici, la
sconfitta per mano del processo di civilizzazione - e anche per il
guadagno di terreno della controparte femminile - di quell'elemento
sorgivo e aurorale e archetipico ma "forte" che è la mascolinità
selvaggia e dominatrice (incarnate nelle figure- simbolo del Guerriero,
dell'Amante, del Ribelle), che dopotutto ha permesso all'uomo di uscire
dalle caverne e di dominare il mondo, e tutto ciò a favore di un "pensiero
debole" (ce n'è anche per Vattimo) ossia di una mascolinità affievolita e
resa slombata dalla rincorsa femminile come si diceva e dal processo di
civilizzazione sfociato nel consumismo.
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