La copertina del libro

Ma questo è un uomo

Indagine storica, politica, etica e giuridica sul concepito

di Mario Palmaro

Docente di Bioetica
presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma
www.upra.org

Edizioni San Paolo, 1996, www.edizionisanpaolo.it

Recensione a cura di Antonello Vanni

 

 

“Tutelare ciò che è generato nella non-autosufficienza dal rischio di ricadere nel nulla, assistendone il divenire ulteriore”. In questo impegno della paternità e della maternità Hans Jonas coglieva l’essenza di una responsabilità, e quindi di un’etica, da cui dipende la dignità del genere umano e la sua posizione rispetto al nulla stesso. Ed è in questa prospettiva di profondità ontologica che, nel libro Ma questo è un uomo. Indagine storica, politica, etica e giuridica sul concepito, Mario Palmaro indaga il “discorso” culturale e politico sull’aborto rimettendo al centro della riflessione proprio il più dimenticato, e meno difeso, degli interlocutori: il concepito. Il giornalista e filosofo del diritto propone una analisi storica relativa alla pratica criminosa dell’aborto procurato (tracciando peraltro un inquietante parallelismo con la “confisca” al nascituro del diritto alla vita esercitata dalla politica eugenetica del Terzo Reich), sviluppa l’analisi dei meccanismi che hanno condotto alla secolarizzazione del diritto allontanandolo dall’etica e dal riconoscimento della sacralità della vita in favore di una sempre più disorientata società pluralista, ed afferma che “l’ordine costituzionale relativo al diritto alla vita in Italia è stato violato con l’introduzione della legge 194/78: legalizzando la soppressione del bimbo concepito si è sconvolto il sistema di tutela dell’uomo” (p. 99). L’autore va alla ricerca delle cause di questo sconvolgimento ripercorrendo le vicende che in quegli anni condussero, attraverso un autentico “viraggio permissivo”, alla legalizzazione della pratica abortiva: atteggiamento dei mass media, cause giustificative più o meno convincenti invocate soprattutto grazie al grande effetto sull’opinione pubblica dei numeri delle statistiche, rimozione dello sguardo sul concepito ridotto a semplice ammasso di cellule e sulla sua uccisione, utilizzo strumentale dei casi limite, motivi eugenetici e demografici, manipolazione linguistica del testo della legge 194/78 in cui le parole corrispondenti a realtà viventi (il padre, la madre, il figlio, l’uccisione) scomparivano per lasciare spazio ad asettiche parole-menzogna (p. 67) capaci di inibire ogni senso di colpa e di sacro timore. Di grande interesse è anche la proposta di un’ analisi critica di alcuni aspetti paradossali della legge 194 tra i quali l’esclusione per legge della figura del padre dalla decisione sull’aborto che il filosofo ritiene non legittima sul piano costituzionale in quanto pregiudicante il diritto alla paternità del genitore e in contrasto con il principio di uguaglianza dei coniugi sancito dall’art. 29 della Costituzione (pagg. 84-86). Di fronte a questo sconvolgimento del sistema di tutela dell’uomo Palmaro ammonisce sulla urgente necessità di riconsiderare con attenzione la funzione educativa e moralizzatrice del diritto penale osservando che “la legislazione di una generazione può diventare la morale della generazione successiva” con conseguenze gravissime e diseducative (p. 123) e propone di rimettere l’individuo umano vivente al centro del diritto (p. 233) tutelandolo dal rischio di cadere nel nulla trascinando con sé tutto il genere umano, per demerito di una politica che utilizza il criterio dell’utile e della convenienza per individuare i valori, eliminando così le basi nella nostra civiltà, e con esse ciò che vi è di più indifeso e innocente.