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La copertina del libro |
Uomo-donna. Il “caso serio” dell’amore
(Ed. Marietti 1820, Genova, 2002. Contact: marietti1820@split.it)
Recensione a cura di Antonello Vanni
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Ricorrendo alla tagliente testimonianza di Sartre sulla crisi della cultura occidentale, Angelo Scola, dal 2002 Patriarca di Venezia, conferma l’opinione diffusa tra gli studiosi di scienze sociali secondo cui il grande assente nella nostra società è proprio il padre: la figura paterna che ha attraversato la storia fino al secolo scorso è ormai scomparsa trascinando con sé nell’oblio il carattere normativo dell’istituzione famigliare. La domanda a cui risponde il filosofo e teologo è però soprattutto: “che cosa si perde, perdendo il padre?”. Poiché esiste un legame indissolubile tra paternità e libertà distruggere uno significa distruggere l’altra. Ecco perché paternità e libertà vengono elencate da Scola tra le parole in disuso all’interno di quella che Gustavo Gutiérrez definiva prassi sociale desacralizzata (cfr. Gutièrrez G., Teologia della liberazione, Queriniana, 1992). Secondo il Patriarca di Venezia l’oscuramento della figura paterna significa per il figlio la perdita della consapevolezza della propria origine, l’intaccamento della percezione della realtà e lo spegnimento della forza del desiderio che la realtà medesima suscita. In secondo luogo la non conoscenza della propria origine rappresenta per il figlio l’impossibilità di seguire il proprio cammino ed il proprio destino: se il padre è assente non avviene alcun amorevole scambio di una visione della vita all’interno della quale il figlio, capace di giudizio, può scegliere. Senza il padre non vi è realizzazione compiuta di sé. “Ecco perché la malattia della libertà e l’assenza della paternità vanno di pari passo. Se l’uomo non si concepisce come un essere ricevuto da ed orientato verso, la sua libertà si smarrisce”.
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