| Il padre in provetta, il padre per sempre
sconosciuto ridotto al seme anonimo della fecondazione eterologa, chi e
cosa diventa nella storia del figlio in quel modo generato? Mentre i
sostenitori dei referendum combattono perché anche questo tipo di
paternità sia possibile, in nome del più ampio "diritto al figlio" da
parte delle coppie sterili, la estromissione del padre non lascia
indifferente la psicoanalisi.
Ha scritto il professor Claudio Risè: «Il padre serve semplicemente a
consentire che ogni cosa prenda il suo posto. A partire dal posto del
padre si definisce l'ordine simbolico in cui si dispone il resto della
famiglia. Il padre è figura del limite - "di qui non si può andare" - e di
direzione, di senso - nel significato , appunto, di orientamento: "cerca
la tua strada, che io comincio a proporti". Limite e spinta direzionale
che derivano anche dal fatto che ci ha messo al mondo lui, con quel primo
getto ben centrato: la nostra storia è cominciata lì. E' quindi lui la
prima figura che ci garantisce un'appartenenza».
Troppo disinvolto dunque, professore, e forse anche pericoloso questo
accantonamento del padre, ridotto a strumento anonimo, che con la
battaglia per la eterologa si vorrebbe far passare?
«Credo che i sostenitori della fecondazione eterologa dovrebbero tornare a
rileggersi il mito di Edipo, e Freud, e la psicoanalisi e la filosofia
contemporanea, compreso Foucault e Lacan, che facevano poggiare sul
"no" del padre tutto il sistema normativo e del diritto.
Togliere di mezzo il padre significa togliere di mezzo il punto di
riferimento simbolico dell'organizzazione normativa di tutta la storia
dell'Occidente. Fino a oggi nella vita dell'individuo e nell'esperienza
collettiva l'incontro con il principio d'ordine, con ciò che dà la propria
collocazione nel mondo, è avvenuta nella relazione col padre. Ciò discende
d'altra parte dalla nostra visione religiosa, che è quella della
tradizione ebraico-cristiana».
Sul valore simbolico fondante della figura paterna molti, probabilmente,
sarebbero d'accordo, ma venendo alla concretezza della legge 40 forse
obietterebbero: d'accordo, con la fecondazione eterologa il padre è
anonimo, tuttavia al momento della nascita del figlio il padre non
biologico assume il suo ruolo paterno. Non è lo stesso?
«Il padre è figura dell'origine, e per questo deve avere un nome e un
volto. Se noi non sappiamo quale è la nostra origine è molto difficile che
riusciamo a individuare un destino. Possiamo sapere dove andiamo quando
sappiamo da dove veniamo: la conoscenza delle origini è necessaria agli
uomini. Diverso è il caso del padre adottivo, che raccoglie tutti gli
aspetti simbolici della paternità.
Il bambino sa che aveva un padre naturale, ma le radici affettive sulle
quali crescere sono quelle che gli vengono presentate da chi lo ha
accolto, con un gesto di amore e di ospitalità, e non per soddisfare un
proprio bisogno. Nel caso della fecondazione eterologa, tuttavia,vorrei
sottolineare, non è nemmeno detto che il padre sia concretamente presente
una volta nato il bambino. Infatti in molti Paesiin cui questa pratica è
permessa si prescinde del tutto dalla presenza di un padre, e la
procreazione artificiale è aperta alle madri singles, o lesbiche, o alle
coppie omosessuali. In questi casi il padre non c'è, semplicemente.
Esistono siti Internet come
www.mannotincluded.com, cioè "uomo non-compreso", che alle clienti
consentono di scegliere le caratteristiche somatiche del donatore anonimo:
gruppo etnico, altezza, colore degli occhi. Una possibilità che
corrisponde pienamente all'ideologia del "father disposable", diffusasi in
questi anni: il padre "usa e getta", che serve e poi si butta via».
«Ora - prosegue Risè - ci sono Paesi come gli Stati Uniti che hanno ormai
un'esperienza assai più lunga della nostra di come funziona questo
trittico aborto-divorzio-procreazione artificiale. Si è prodotta una
grande quantità di malessere affettivo e psichico, e quindi anche di costi
economici rilevanti per la collettività. Il bilancio dei costi sociali di
questi decenni di liberismo familiare non è estraneo, ritengo, al successo
elettorale di Bush, che è stato votato da molti elettori, pure non
favorevoli alla sua politica internazionale, in adesione alla sua svolta
in difesa della famiglia».
Un voto di reazione, dunque, alla crisi dell'autorità paterna?
«Sì, i costi umani delle politiche di questi trent'anni negli Usa sono
inequivocabili, e ampiamente documentati. Come spiego nel mio saggio "Il
padre, assente inaccettabile" (Edizioni San Paolo, ndr), secondo i dati
dell'ultimo censimento americano l'85% dei giovani in carcere è cresciuto
senza un padre, come il 70% dei ragazzi devianti e il 63% dei giovani
suicidi. Il 90% degli homeless, le persone senza fissa dimora, è pure
cresciuta in famiglie senza un padre. Così, secondo il ministero della
Giustizia americano, il 72% degli omicidi
e il 60% degli stupratori viene da case in cui era assente il padre. I
ragazzi senza padre esprimono comportamenti violenti a scuola in misura 11
volte maggiore rispetto ai coetanei. E il 69% dei bambini abusati
sessualmente proviene da case in cui il padre, ancora una volta, manca.
Dati che non vanno letti rigidamente, in base ad un'inesistente legge di
causa-effetto, ma come prova di un altissimo fattore di rischio».
L'"assente inaccettabile". Dunque, sembra paradossale e in ritardo la
pretesa di rendere questo padre addirittura, qualora lo si voglia,
anonimo.
«La questione della eterologa è discussa ormai anche in Gran Bretagna,
come sappiamo il Paese che ha dato origine alla ricerca e alla
legislazione sulla procreazione artificiale in Occidente. E proprio qui fa
discutere una nuova legge governativa che chiede che il donatore sia
sempre noto. La commissione di bioetica inglese ha dato parere favorevole,
perché nessuno, ha dichiarato, può sottrarre al figlio il nome del padre».
L'eliminazione dell'anonimato, introducendo la possibilità di dovere
riconoscere questi figli, e i loro diritti alla successione, cancellerebbe
l'eterologa.
«Certo, ma la riconoscibilità del donatore va a toccare il punto centrale
della questione. Il padre deve esserci. Se si sa chi è, c'è, in un modo
sia pure stravagante, discutibile, ma c'è, nominalmente definito. E' di
nuovo possibile un teatro delle origini».
Cosa accade nelle famiglie in cui dopo una fecondazione eterologa il padre
è sconosciuto ?
«Il padre sconosciuto è un fantasma attorno a cui si animano le
insicurezze e i rancori familiari all'interno della coppia, e dei figli.
E' una mina vagante. Un conto è quando il padre assente è il risultato di
una vicenda esistenziale, e un bambino abbandonato ha modo di ricostruire
il suo passato nella rassicurazione affettiva fornita dalla famiglia
adottiva. Siamo sempre nella vita, nei corpi, negli affetti, e tutto
questo può essere elaborato psicologicamente. In questo caso invece,
quando la vita è messa in provetta, i corpi e gli affetti diventano
invisibili, il silenzio è assoluto, la vita in formazione è separata dal
vivente, e quindi la sofferenza successiva sarà molto più forte».
Ma cosa c'è al fondo di questa progressiva espulsione del padre dalla
società occidentale?
«La provetta è solo ultima tappa di un lungo processo. Il primo è stato il
divorzio: oggi negli Usa oggi un matrimonio su due si conclude con un
divorzio, nel 75% dei casi chiesto dalla moglie, e nel 92% dei casi la
casa e i figli sono affidati alla moglie. Il padre appare letteralmente
buttato fuori, espulso. L'altro punto che mi colpisce molto è la sua
emarginazione nell'aborto. Nella 194, il padre non ha alcuna voce in alcun
ambito, né giudiziario né consultivo. E' tagliato fuori fin dall'inizio
della procreazione, e questo ha provocato alcune tragedie finite sui
giornali, ma determina molto più frequenti drammi silenziosi».
E la sterilità maschile, che lei definisce "somatizzazione della paura di
procreare", giunta a sfiorare il 40% dei maschi occidentali?
«Sintomo anche questa della insicurezza del proprio ruolo, in un sistema
legislativo in cui il padre rischia di essere espulso con un divorzio, di
non vedere o quasi più i suoi figli, e non ha voce in capitolo su
un'eventuale gravidanza. Non è un quadro che promuova la
pulsione/desiderio a riprodursi».
Ma, alle radici di tutto questo, cosa c'è stato?
«Il processo di secolarizzazione, cioè la separazione fra uomo e Dio, e la
conseguente negazione del Padre celeste. Il padre terreno fonda la sua
funzione simbolica e affettiva sulla relazione con l'archetipo del Padre
celeste, che dall'Illuminismo in poi è stato progressivamente negato, fino
alla "morte di Dio" del primo Novecento. Ora, sappiamo che a livello
popolare queste elucubrazioni filosofiche non hanno vinto, e che
soprattutto negli ultimi decenni c'è stata una forte reazione religiosa.
Tuttavia la negazione del padre continua a ispirare le legislazioni dei
paesi occidentali. La secolarizzazione, rifiutata dal sentire popolare, è
ampiamente condivisa nella cultura delle classi dominanti, e la sacralità
della vita umana e del padre è costantemente ignorata».
Il padre, lei spiega nel suo libro, è lo spirito d'iniziativa, là dove la
madre nutre e soddisfa. Dove il padre è in crisi decade la vitalità dei
popoli. Se l'America comincia a reagire, l'Europa pare ancora adagiata nel
soddisfacimento dei bisogni individualistici. Quali prospettive intravede?
«L'America ha verificato prima il disastro, e ora comincia a correre ai
ripari. Crogiolo di razze, memore ancora della antica spinta
pionieristica, è un mondo più primitivo e dinamico, e mantiene la capacità
di adesione all'istinto vitale. L'Europa dispone di ricchezze più
consolidate, è più intellettualizzata, più lontana dalla sensibilità per
la vita. Ha meno iniziativa, è meno veloce, meno audace, anche negli
interventi per difendere se stessa. Tuttavia questa iniziativa in Gran
Bretagna per restituire il nome ai padri anonimi delle provette è
estremamente importante. Io credo al significato simbolico delle parole, e
questo è, penso, l'inizio di una presa di coscienza. Si è fatto un grande
errore, e ora forse si comincia a comprendere la necessità di tornare a
dare un ordine alle cose, "nel nome del padre"».
torna indietro |