Come uscire dalla coazione al divorzio:
l'esempio del "Covenant Marriage"

Di Claudio Risé

Da Enclave-Rivista libertaria, n. 17, ottobre 2002
(col titolo: NELLA SEPARAZIONE LA LEGGE ITALIANA PENALIZZA SEMPRE IL PADRE).


 

Credo che ci siano pochi dubbi sul fatto che la legge sul divorzio, come anche quella sull'aborto, abbiano modificato il modo di pensare e di essere delle generazioni cresciute dopo la loro approvazione. Si è fortemente indebolita, in particolare, l'esperienza dello sforzo, della fatica di tenere in piedi comunque una relazione problematica; la consapevolezza che la relazione richiede un investimento costante, che cambia di segno durante le fasi della vita, ma continua per tutta la sua durata. La difficoltà del momento ha avuto dalla sua l'appoggio legislativo, disponibile ad accoglierla sciogliendo il matrimonio, mentre l'impegno di vita si è trovato improvvisamente senza nessun punto d'appoggio. Se non, per chi l'aveva, il comandamento religioso.
Dal punto di vista antropologico questo effetto rientra perfettamente in quel fenomeno che Arnold Gehlen, nei suoi lavori sulla tarda cultura della modernità chiama “l'esonero eccessivo”, che caratterizza il nostro tempo, nella società occidentale, ed ha come effetto l'indebolimento del soggetto, e della sua spinta vitale.
Dal punto di vista simbolico, e psicologico, ad indebolirsi nelle coscienze è l'archetipo, ed il principio, paterno. Sia perché è quello il riferimento simbolico dello sforzo e del trascendimento dell'interesse immediato, in funzione transpersonale. Sia perché di fatto, nella famiglia postdivorzio, il padre viene tagliato fuori come figura educativa e di continuità, funzione che passa alla madre, generalmente affidataria dei figli, anche in presenza di unioni, o matrimoni, successivi. Il padre, in questo tipo di organizzazione legislativa, “rimane indietro”, è una figura del passato. Resta presente invece, soprattutto nella prassi giudiziaria italiana, unilateralmente antimaschile da questo punto di vista, come fornitore di mezzi finanziari, e come oggetto di sanzioni anche pesanti quando non vi ottemperi. L'indebolimento del principio paterno a livello coscienziale non ne segna, tuttavia, la scomparsa. Ne segna semplicemente lo sprofondamento nell'inconscio, e quindi la regressione, il mutare del segno da positivo a negativo, da principio solare e d'ordine a figura saturnina, non priva di aspetti mortiferi. Se il padre non è più la controfigura terrena del Padre celeste, può diventare quella del Signore delle tenebre, in cui è stato cacciato. L'erotismo pedofobico (e non “pedofilo”, come si continua a chiamare), ed il complesso di Erode che lo sottende, è anche manifestazione di questo fenomeno.
Di fronte a sviluppi la cui profondità è naturalmente proporzionale alla rilevanza dell'intervento divorzista, del tutto sconosciuta alla classe politica che l'ha promosso (per ragioni elettorali, e di pressioni di gruppi internazionali), è necessario orientarsi verso misure d'aggiustamento che garantiscano il massimo di libertà delle coscienze. Soprattutto nella libertà, infatti, può manifestarsi quel principio vitale, che tende alla guarigione dell'individuo e della comunità, e che rimedia ai guasti, o agli orientamenti unilaterali, quindi superficiali, del passato. L'individuo, come la comunità, tende a guarire dai mali, a volte trasmessi dai padri: basta lasciare agire liberamente gli anticorpi, fisici e psichici, le difese degli organismi ancora vitali.
Per questo mi sembra di estremo interesse il fermento, presente in campo cattolico ma non solo, verso una normativa matrimoniale e familiare differenziata, che lasci i singoli liberi di scegliere le norme cui riferirsi nella propria vita coniugale e familiare. Da questo punto di vista l'esperienza in corso (detta : "Covenant Marriage", vedi: Amadeo de Fuenmayor, Ripensare il divorzio, ed. Ares, Milano) ed in via di accelerazione in molti Stati americani, mi sembra un riferimento di grande interesse.
Chi lo desidera deve, a mio avviso, poter contrarre un matrimonio indissolubile; come avviene appunto secondo questo tipo di contratto matrimoniale. Senza per questo essere obbligato al matrimonio religioso, che tra l'altro indissolubile non è, perché oggi può sempre essere cassato dallo Stato, oltre che dai tribunali ecclesiastici che non hanno certo sempre brillato per giustizia, e rigore. Ed il matrimonio religioso, quando viene scelto come indissolubile, non deve essere perennemente messo a rischio dalla possibilità di “cambiare regime”, contrariamente agli obblighi sottoscritti nel rito. D'altra parte, è certo che la grande maggioranza dei cittadini, che sono, ad oggi, favorevoli all'istituto del divorzio, devono poter sottoscrivere un contratto matrimoniale che preveda il ricorso a questa possibilità.
Personalmente, ritengo che questo contratto matrimoniale libero rispetto alla norma offerta convenzionalmente dallo Stato (il divorzio appunto), potrebbe anche prevedere restrizioni alla possibilità di ricorso all'aborto. So che questo susciterà indignazioni e strappar di vesti, ma d'altronde è noto che ho promosso, assieme con protagonisti di questa rivista, come Carlo Stagnaro ed Alberto Mingardi, un appello “Per il Padre” in cui abbiamo sollecitato, tra l'altro, un dibattito che faciliti la possibilità per il padre di “riscattare” la vita del figlio che la madre non desidera. La vicenda della procreazione riguarda entrambi i genitori, cui dovrebbe essere riconosciuta la facoltà, nel momento del matrimonio, di regolarla come credono. La legge dello Stato, nell'aborto come nel divorzio, deve rappresentare il riferimento di minor sforzo, che è possibile scegliere se lo si desidera al momento della sottoscrizione dell'atto. Qualcosa come il tasso di sconto praticato dalla Banca centrale, che non elimina la possibilità di tassi più elevati, contratti da soggetti consenzienti, ed in possesso delle proprie capacità. L'attuale legislazione in materia di matrimonio e procreazione, è, in realtà, un perfetto esempio di “messaggio contraddittorio”, la comunicazione che, come è noto, ha grosse responsabilità nello sviluppo della schizofrenia. Da una parte si prende per buono, ad esempio, l'impegno del cattolico che sottoscrive un matrimonio indissolubile, e contrario all'aborto. Dall'altra parte gli si fa però sapere che potrà contravvenire ad entrambi questi impegni. Quanto al cittadino non credente, ma che desidera contrarre un matrimonio indissolubile, e che escluda il ricorso all'aborto, o lo limiti diversamente da quanto fa lo Stato, è costretto a rinunciarvi. Il carattere illiberale di questo quadro legislativo è evidente. I suoi esiti patologici, già ampiamente manifestati, non possono che svilupparsi.
E' dunque urgente dare la parola alla libera volontà dei cittadini. Che possano uscire dalla tutela di uno Stato che li tratta come bambini inconsapevoli, e che, sostanzialmente autoritario, getta sui loro stili di vita desiderati e immaginati il peso del proprio permissivismo, uguale - ed obbligatorio - per tutti.
Deve essere possibile, per chi lo vuole, uscire dalla normativa divorzista e abortista. Altrimenti queste leggi non potranno più richiamarsi alla libertà, ma saranno solo voci rivelatrici degli obiettivi del Regolamento del Grande Gulag democratico.


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