Usa, il ritorno del padre

Dopo anni di crisi un sociologo invoca una politica per la paternità. E mette sotto accusa le lobby dei giudici.
Il 40 per cento dei bambini americani cresce senza la figura paterna,
che viene quasi sempre penalizzata nelle cause di famiglia. Ora si cerca di correre ai ripari

Di Luca Gallesi

Da Avvenire 11 dicembre 2002


 

Che nel mondo occidentale la paternità fosse in crisi, lo si sapeva da tempo, ma che questa crisi potesse diventare fonte di lucro per giudici e associazioni non profit, non lo potevano immaginare neanche i più fantasiosi lettori di John Grisham. Purtroppo è invece ciò che sta succedendo negli Stati Uniti, dove, - secondo Stephen Baskerville, professore alla Howard University e autore del saggio «La politica della paternità», apparso sull'ultimo numero della rivista dell'Associazione americana di scienze politiche - l'intervento dello Stato nelle questioni familiari è assolutamente dannoso per la famiglia. Lo studio prende le mosse da una dichiarazione del 1995 di Bill Clinton, secondo cui «il guaio più grave della nostra società è l'assenza della figura paterna, causa a sua volta di molti altri problemi sociali».
Considerato il fatto che il 40% dei bambini statunitensi (e il 60% di quelli afro-americani) cresce senza il padre, si può capire la gravità della questione. Da allora ogni  ente federale, dal Congresso al singolo municipio, ha messo a bilancio sempre più fondi per promuovere la "paternità responsabile", costituendo anche apposite organizzazioni non-profit, come ad esempio la National Fatherhood Initiative, alle quali il presidente Bush ha recentemente destinato ben 315 milioni di dollari. Se le intenzioni di tanta generosità sono buone, non si può dire altrettanto dei risultati. La complessa macchina burocratica creata per gestire la politica di assistenza familiare, infatti, non si limita alla erogazione di sussidi alle famiglie in difficoltà, ma si occupa di tutte le tematiche connesse al diritto familiare: protezione e affido dei bambini e gestione delle controversie famigliari attraverso le family courts, istituzione che da circa quarant'anni è la sede giudiziaria dove si risolvono i problemi della famiglia. Questo imponente e ben finanziato meccanismo giudiziario-amministrativo, nato per fortificare l'istituto famigliare, ne è diventato - secondo l'analisi di Baskervillle - il peggiore nemico. Le family courts prendono infatti le loro decisioni a porte chiuse, senza redigere verbali dei dibattimenti e possono imporre le loro sanzioni a cittadini che non hanno commesso alcun reato, in violazione flagrante dei diritti stabiliti dalla Costituzione Usa. Questo illimitato potere viene regolarmente esercitato nei casi di divorzio, violenza domestica e crimini commessi da minorenni, ossia nelle situazioni che più frequentemente sono la conseguenza di una famiglia priva della figura paterna.
I giudici di queste corti sono - come è tradizione del sistema giudiziario Usa - eletti e non nominati, e rispondono quindi del loro operato alle lobby che finanziano la loro campagna elettorale, ossia dalle associazioni per l'affido dei figli o per l'assistenza ai divorziati, il cui interesse è ovviamente quello di accrescere tanto il numero dei divorziati quanto quello dei bimbi da affidare. Lo scopo di questi giudici - continua Baskerville nel suo documentatissimo studio - non è più dunque la tutela degli interessi delle famiglie, ma la soddisfazione delle lobby a cui si appoggiano e che necessitano di un sempre maggior numero di famiglie disastrate per ottenere più fondi e più potere.
«La prima mossa delle family courts - conclude l'analisi di Baskerville- è quella di allontanare il padre, che è l'anello più debole della catena familiare. I figli diventano quindi ostaggi dello Stato, e possono essere tolti anche alla madre, spesso con la semplice accusa di molestie». In tutto questo, il dato più sconfortante è il fatto che i bambini, già esposti al pericolo di trasformarsi in un'arma di ricatto tra i genitori che si separano, diventano merce di scambio tra le pedine di un sistema giudiziario impazzito.