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di Pietro Barcellona |
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(Riproduciamo il commento di Serena Zoli al nuovo saggio di Pietro Barcellona contro l’internazionalismo giuridico – Le passioni negate, ed. Città aperta – apparso sul Corriere della Sera di Venerdì 1 febbraio)
Essere «cittadini del
mondo» vuol dire essere cittadini del nulla. Questa è l’affermazione
centrale dell’antiglobalismo di Pietro Barcellona, opposta anche a
quanti, dalla sua stessa parte, a sinistra, inneggiano o semplicemente
approvano il «cosmopolitismo giuridico», per usare l’espressione di
Habermas. Quel nuovo diritto internazionale fondato sui diritti umani
che si va affermando, al di là dei singoli Stati e delle loro norme e
che ha già codificato, in azioni concrete, il diritto di «ingerenza
umanitaria», vale a dire interventi armati dall’esterno quando un
governo calpesta la dignità dei suoi cittadini. Barcellona in Le
passioni negate parte dalla prospettiva che gli è propria, essendo
ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Catania, per
lanciare l’allarme sulla «trappola» che si nasconde dietro la nobile
dizione e tradizione dei diritti umani se presi quale unica tavola
della legge di un mondo unificato. Ma per dimostrarlo allarga
l’orizzonte a un’analisi critica della modernità. Che, per Barcellona,
proprio nei suoi difetti ed eccessi trova il suo logico compimento
mentre alcuni li motivano con una «modernità incompiuta». La nostra
epoca, scrive, è «essenzialmente costruita sul divieto di interferire
nella sfera altrui; non si può pretendere niente da nessuno se non col
consenso dell’interessato e attraverso uno scambio monetario». Vincoli
d’altro genere, obbliganti ma non sotto il profilo giuridico, sono
praticamente inibiti. È la negazione degli affetti, dei sentimenti.
Serena Zoli © Corriere della Sera (dal Corriere della Sera, Venerdì 1 febbraio 2002)
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