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di Ivan Illich |
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(Riproduciamo la trascrizione di Marco Chiletti dell’intervento informale di Ivan Illich al Convegno sui temi della globalizzazione di San Rossore (Pi), tenutosi con il patrocinio della Regione Toscana il 18 luglio scorso. Fonte: mailing list di Arianna Editrice, www.ariannaeditrice.it)
Sono
qui e vedo che sto in una riunione ecologica grande, sono arrivato su
richiesta di Giannozzo Pucci. Sono triste (cosa che si può permettere
ad un vecchio) perché vedo che qui c’è un supermercato di
discussioni, di proposte, di fronte a questo fantastico spettacolo che
si svolgerà a Genova, che potrebbe essere veramente un momento nel
quale si capisce quale è la terribile prigione all’interno di questo
e dentro la quale questa discussione si svolge. Come li chiamiamo in
America Latina, i globofili e i globofobi possono
incontrarsi su questo terreno perché hanno delle ipotesi di base comuni
ed è un momento importante per vedere in cosa consiste la convergenza,
quello su cui le due parti sono d’accordo. Sono fondamentalmente
d’accordo sul progresso, sulla capacità di manipolare il mondo nel
quale viviamo, nel ridurre il mondo, come ha ben detto il vescovo, che
adesso si chiama il globo, ad un oggetto di ingegneria e di
manipolazione. “Il mondo” sarebbe più difficile da dire, “il
globo” invece è quella cosa scoperta da una macchina fotografica lassù,
che ci ha mostrato il povero globo blu che è la nostra casa nel
mondo.....ma che pazzia!! La casa è qualche cosa che si fa costruendo
dei muri, con una soglia, con una famiglia dentro, che può dare
ospitalità. Il globo non può dare ospitalità. La casa può essere, lo
dice la parola, oikonomia, il riparo che offre la casa. La gente
là fuori e la gente dentro, veramente crede che l’uomo non è fatto
con delle facoltà, ma è nato bisognoso, ab ovo, come un embrione. Per
esempio essi ritengono che i vecchi abbiano bisogno che si faccia sì
che non muoiano. Là, sono convinti, dentro e fuori, che il mondo resta
un mondo di bisognosi. Credono fuori e dentro, che la ragione può
arrivare alla verità attraverso l’osservazione scientifica,
attraverso la tutela degli esperti, attraverso una legge che si
concepisce come ingegneria sociale, e poi parlano con queste sicurezze
profonde, parlano di alternative, come abbiamo sentito adesso, in questo
supermercato di piccole proposticine, in confronto a quello che
veramente è importante, vedere da dove viene - mi scusi, Eccellenza,
Padre - da dove viene l’idea mondiale, introdotta in tutte le culture,
di questa ipotesi (di ritenerci circondati di bisognosi e dunque
dell’obbligo morale di dover per forza interpretare ed intervenire coi
nostri criteri) che ci ha portato ove ora siamo - mi scusi se lo dico
così, ma lei ha detto che ogni uomo è il mio prossimo. Se ricordo
bene, al Cristo, non hanno domandato: "Come mi devo comportare
verso il mio prossimo?", ma: "Chi è il mio prossimo?".
E’ passato un giudeo, è passato un secondo giudeo, poi è passato un
palestinese, e quel palestinese, di fronte a quel disgraziato
giudeo battuto, è stato preso nelle sue viscere, nelle sue trippe e
ha detto "Sì, questo è il mio prossimo". Io non vedo in
questo momento, nessuno che è qui e che io abbia già accettato come
prossimo. Credo che l’alternativa sarebbe di cominciare la riforma -
non mi dite che sto predicando! Sto parlando della medicina adatta
contro un malinteso storico terribile, ché noi siamo gente come i Greci
che hanno un Dio, Zeus, Xenos, Zeus degli stranieri; straniero voleva
dire uno che parlava un dialetto ellenico e per questa ragione lo
ospiterò nella mia casa, come quel pastore di porci ha accolto Ulisse. Abbiamo
istituzionalizzato il prossimo, abbiamo dimenticato che c’è una
differenza fra mamma, babbo e figli; che c’è nel mondo intero e che
esiste al mondo da duemila anni, un ritorno da chissà dove - in Toscana
lo sento così forte - che crea la possibilità di avere anche prossimi
che si accettano e si ricevono come tali, e quel prossimo, quel concetto
del prossimo al quale si deve dare un letto, in questa forma
generalizzata viene reso impossibile. |