Claudio Risé presenta Guarda, tocca, vivi a Misano Adriatico in occasione della rassegna
“I nuovi piaceri della vita: alla riscoperta della vita autentica”
25 novembre 2011, a cura di Gustavo Cecchini

Riscoprire la vita autentica… riscoprendo il senso di sé

Perché i cinque sensi presenti nel nostro corpo (tatto, vista, udito, olfatto e gusto) si sviluppino armoniosamente, è necessaria la presenza di altri tre sensi, di carattere più psicologico: il senso di sé, il senso del movimento, il senso dell’altro.
Il senso di sé è anche la percezione del proprio Sé, centro complessivo della personalità conscia e inconscia. Esso si fonda sul sentire di essere portatore di qualcosa che appartiene specificamente alla nostra individualità, e che abbiamo la necessità di curare e nutrire, di affermare e di difendere quando è minacciato da altri. Questa percezione all’inizio è del tutto inconscia, come nel bambino, e tende poi a diventare sempre più cosciente, senza tuttavia mai esaurire con la coscienza i contenuti del Sé (in continuo arricchimento), che rimane una meta mai completamente raggiunta e che riguarda anche il destino, e lo stato d’animo con il quale ci avviciniamo alla morte.
Il sé raccoglie molti e diversi aspetti, presenti in modi differenti, a seconda della personalità e della biografia. Esso rappresenta ed esprime innanzitutto aspetti fisici, come il corpo, i suoi sensi e le sue membra. «Dietro i tuoi pensieri e sentimenti», dice lo Zarathustra del filosofo Friedrich Nietzsche, «sta un possente sovrano, un saggio ignoto, che si chiama sé. Abita nel tuo corpo, è il tuo corpo.»
Il sé, però, non è solo il corpo. Esso contiene anche aspetti psicologici, come il carattere e gli affetti; altri che riguardano i valori in cui crediamo; altri ancora antropologici, come l’etnia, la famiglia, la cultura di appartenenza.
Il senso di sé si esprime dapprima in modo rozzo e sommario, diventando poi più ampio e comprendendo sempre più cose con lo sviluppo della personalità, legato allo svolgersi della vita e all’arricchimento delle esperienze.
Ne vediamo le prime manifestazioni nel bambino. ….Fin dai suoi sforzi di portarsi in posizione eretta, afferrando i possibili sostegni con tutte le forze, e più tardi di dire «io» per indicare il proprio essere e i propri desideri e respingere o prendere gli altri oggetti o persone (gesti in cui si manifesta il senso del movimento, di cui parleremo tra poco), è possibile riconoscere alcuni tratti del senso di sé: l’affermazione personale, la difesa, l’istinto di conservazione. Tutte manifestazioni di questo senso che confluirono nell’espressione «volontà di potenza» con cui lo descrisse ancora Friederich Nietzsche. Secondo questo autore si tratta di una forza biologica, una spinta vitale comune a ogni essere vivente, umano, animale o vegetale, come dimostra lo stelo d’erba che cercherà poi di diventare ciuffo, allargando il proprio spazio originario e nutrendo gli altri steli cui ha dato origine.

Per un funzionamento sensoriale positivo è comunque indispensabile che si possieda, in modo più o meno consapevole, il senso di sé. La persona deve volere realizzare il proprio sé, affinché ciò effettivamente avvenga. Non si tratta di un processo automatico ma di uno sviluppo volontario, nell’identificazione e nello svolgimento del quale occorre impegnarsi con determinazione. Questa determinazione chiede all’individuo di prendere la responsabilità di se stesso. Si tratta di uno sviluppo che ha importanti conseguenze sul piano etico e sociale (per esempio non demanderà più ad altri il compito della sua affermazione e della sua difesa, che assumerà come compito personale), ma che cambia soprattutto la vita dell’individuo dal punto di vista dell’energia a disposizione della psiche e del corpo.
Prendendosi la responsabilità della propria realizzazione, infatti, esce da tutti i legami di dipendenza (dalla famiglia, da sostanze, da ideologie), e dall’emorragia di energie che queste dipendenze assicuravano e moltiplicavano. L’assunzione della responsabilità personale nella realizzazione di sé è la condizione psicologica in cui terminano le proteste, le richieste, le invidie, i rimpianti, insomma il brodo di coltura della gran parte delle nevrosi e delle infelicità. Il volere esplicitamente una cosa per sé, dire «lo voglio», richiede questo ulteriore importantissimo sviluppo personale: l’assunzione della responsabilità per ciò che si vuole.
Tutto questo processo di crescita, da cui derivano nuove energie e benessere, è legato alla cura e coltivazione del senso di sé.