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Il padre
oscillante dal Giornale del Popolo Bellinzona e Valli |
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I figli chiedono
qualcuno che faccia loro da guida, sicura e ferma, non un compagno o un
amico adulto.
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Prognosi favorevole sul ritorno alle sue funzioni di un illustre infermo: il padre. A scioglierla è stato mercoledì sera, a Biasca, lo psicoanalista Claudio Risé, che è anche scrittore di successo e la conferma viene dal suo più recente titolo, “Il padre. L’assente inaccettabile” (Ed. San Paolo). Il libro ha fornito l’occasione per una duplice presenza dello studioso, che al mattino è stato ospite di Mariella Salati su Rete Uno della RSI e alla sera è stato protagonista dell’ultimo incontro del “GdP/Il Giornale che parla” con Giuseppe Zois. Tutto esaurito nel salone della Bibliomedia per una conferenza dibattito che si è protratta per oltre due ore, con interventi molto acuti da parte dell’attento pubblico. Confortante la presenza di giovani e di uomini. Il saluto è stato portato da Orazio Dotta, che ha ricordato il ciclo di incontri con Maria Rita Parsi, Anna Oliverio Ferrarsi, Claudia Solcà, Myriam Caranzano e Federico Mari e ora il ruolo del padre da tempo affetto da profonda anemia di esercizio. Non facile far luce sulle molteplici cause e cercare di individuare il decorso della convalescenza e il ritorno alla pienezza di responsabilità. Zois ha presentato il relatore, ha messo a fuoco il tema ed ha posto domande, a partire da quell’aggettivo nel titolo: “Inaccettabile”. Risé non si è fatto pregare. Dotato di vivace dialettica e con linguaggio sciolto, ha tracciato il profilo di una figura emarginata, destituita dalle sue funzioni. La cultura ha presentato il padre come “un fiero imbecille”. Colpa di tante circostanze: le due guerre mondiali del Novecento, il peso del lavoro, lo sconvolgimento delle attività tradizionali (finito il tempo del mestiere tramandato di padre in figlio), il progressivo calo del tempo libero, valutato prudenzialmente nel 20 per cento. E poi l’aumento vertiginoso dei divorzi, decisi con eccesso di disinvoltura, quindi lo sfascio di un istituto come la famiglia. Secondo recenti statistiche, che valgono per l’Occidente, il 75 per cento dei divorzi è chiesto dalle mogli, con relative implicazioni nella crescita dei figli. Si pensi ancora che l’85 per cento dei giovani in carcere in Italia e il 63 per cento dei suicidi vengono da un retroterra di assenza del padre. La società, oggi, è senza il processo dell’iniziazione ed è priva anche del sacro per via della secolarizzazione in atto. I giovani si rendono conto dell’insostenibilità di troppi modelli vuoti e consumistici e molto decidono di evitare fallimenti annunciati evitando il matrimonio. Per giunta, mentre le strutture scricchiolano, si è refrattari anche all’idea dei chiodi che possano tenere insieme gli stipiti. Molte normative sono finalizzate a distruggere la vita e un numero in crescita di maschi si trascinano infantilizzati negli anni. Del padre, intanto, c’è un bisogno che non si può colmare con palliativi. E’ stato fatto un curioso test, con il risultato che mentre un gran numero di padri voleva sentirsi compagno e amico dei figli, questi hanno dichiarato senza mezze misure di volere un padre che faccia la guida e che sia sicuro e fermo. In definitiva – ha concluso Risé – c’è bisogno di “un padre che non abbia paura di perdere”. (EN. TO.)
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