| Egregio dott. Claudio Risé, da molti anni ci conosciamo indirettamente e da molti anni ho avuto modo, data la mia situazione personale, di leggere alcuni tuoi scritti sui quali non ho assolutamente nulla da obiettare sia per la chiarezza e la logica con cui sono scritti, sia per l'affinità profonda che, evidentemente sento, per quanto esprimi. Sono uno dei tanti padri espulsi dalla compartecipazione di vita coi figli. Anzi ho dovuto fare la scelta dolorosissima di staccarmi completamente per evitare forme di rivalsa incredibili e pericolose per la salute psichica e fisica del mio unico figlio. Tutto ciò dopo averlo seguito come padre e madre fino alla sua età di due anni, poiché lei era poco in grado di accudirlo anche per le necessità materiali.(l'ho svezzato dal latte, gli ho insegnato a controllare i bisogni fisiologici, a parlare, a ridere, a camminare.....). Comunque non intendo avere uno sfogo, quanto esprimere in queste poche parole quanto ho sofferto e, analogamente quanto ho trovato sollievo nei tuoi libri che sono il cardine importante di questa nostra travagliata epoca per tenersi ancoràti al senso di famiglia ed al ruolo dei due componenti genitoriali. Constato, da decenni, anche per la mia professione di medico i guasti disperanti di una “incultura” deteriore che produce figli per "abitudine di specie" ma non li sa educare. Ed il ruolo più deteriore purtroppo è quello di tante madri incapaci ed inadatte al loro ruolo, ma intolleranti del ruolo pure importante, ma sottovalutato, del loro marito e padre dei figli. Le analisi trancianti, che vengono espresse in questi libri, che mettono nella giusta luce il ruolo del padre, dovrebbero trovare posto, finalmente, nelle menti di tanti giudici della sezione famiglia dei tribunali, se solo leggessero..... Cordialità Mario Dalbuono
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