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Servono padri per
poter crescere pieni di certezze, per affacciarsi baldanzosamente al
mondo con spirito di avventura. Non a caso scriveva Charles Peguy nella
sua incompiuta “Veronique”, che l’unico vero avventuriero del mondo
moderno è il padre: «Tutto è contro il capo famiglia, contro il padre di
famiglia e di conseguenza contro la famiglia stessa, contro la vita di
famiglia. Solo lui è letteralmente coinvolto nel mondo, nel secolo.
Perché gli altri, al maximum, vi sono coinvolti con la testa, che non è
niente».
Niente di più inattuale, in effetti. La mitologia del nostro tempo
richiede che il principio paterno, maschile, sia fatto fuori, espulso
come presenza inaccettabile, ingombrante. Si sostiene insomma che
l’autorità maschile e paterna sia un limite alla libertà, forse
addirittura al dispiegarsi della democrazia. E la statistica sociale ci
spiega il perché. Il 75% delle separazioni sono richieste da donne. Le
stesse donne che detengono il potere assoluto di vita o di morte sul
feto che cresce nel loro ventre, senza che il marito, il compagno,
l’amante possano avere voce.
Claudio Risè, psicologo junghiano,
da molti anni ormai si è addentrato nei meandri di questa società senza
padri, e torna oggi a lanciare il grido d’allarme con “Il padre:
l’assente inaccettabile” (San Paolo, € 9,50, p. 164), libro di sintesi
della sua riflessione del quale anticipiamo un brano particolarmente
significativo. Spiegandoci con argomenti convincenti che non è la donna
ad aver trionfato dopo il femminismo, ma la madre. Anzi, la Grande
Madre, ovvero il principio della soddisfazione del bisogno che è
fondamento dell’odierna società dei consumi. Ma la Grande Madre appare
anche sotto forma dell’azienda, in cui tutti competono contro tutti per
poter ricevere i favori della materna azienda. È la vittoria del
principio conservativo su quello evolutivo, il trionfo della certezza
materna sull’avventurosa incertezza della figura paterna.
Ma il ruolo
secondario dei padri non è semplicemente un dato psicologico, neppure
sociologico. È lo srotolarsi della vita stessa a entrare in crisi, che
determina una incapacità generalizzata a prendersi responsabilità adulte
nella vita. Perché, come dimostrato in “L’eclissi del padre” di
monsignor Paul Josef Cordes (Ed. Marietti), il ruolo paterno è
insostituibile come strumento per il raggiungimento dell’autonomia dei
figli, per renderli capaci di lanciarsi nel mondo senza paure,
strappandoli dalle naturali attenzioni della madre e sciogliendo il nodo
che inevitabilmente li lega. Per quanto tempo potrà fare a meno di padri
questo mondo?
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