Leggere il suo libro, “Il padre l’assente inaccettabile”, ha confermato con numeri e analisi ineluttabile ciò che, da tempo, è nei miei pen-sieri, nella mia preoccupazione. Da poco più di dieci anni (…ma so-no una trentina quelli che sto spendendo nella scuola…) ho dovuto prendere atto di quali nefasti cambiamenti la nostra società stia di-ventando lo scenario più eloquente: più di un terzo dei miei alunni sono figli di “padri cacciati (…e usciti…) di casa“, sono figli di fami-glie che si ricostruiscono e portano alla necessità di riconoscere al-tri padri, altri fratelli; sono figli che chiedono a me un po’ di stabilità. Preadolescenti spesso perfetti esemplari della sindrome Adhd con cui devo fare i conti quotidianamente.
Faccio onestamente quel che posso come “ortopedica dell’anima”, ma mi considero adeguata solo quando posso constatare che i miei alunni fanno a meno delle mie ”protesi”, si muovono meglio da soli, senza squilibri devastanti, sono più fiduciosi, meno barcollanti.
Sono consapevole del limite imposto dal mio ruolo, ma anche del li-vello di responsabilità che esso implica. Io sono ampiamente inseri-bile in quel grande numero di…madri, insegnanti, assistenti sociali, psicologhe, avvocatesse, giudici…(“professioni d’aiuto”) che sem-pre più va “maternizzando” la società con quel carico di negatività che la tonalità dell’accudire, con la creazione di un inesauribile bi-sogno di essere accuditi, rende tutti, i maschi in particolare, più fra-gili, più infantili, al fine incapaci di essere padri.
Condivido molto di ciò che lei ha scritto, ma si può assegnare ai maschi il solo ruolo di vittime? Quale e quanta responsabilità hanno ed hanno avuto, nel tempo, i comportamenti maschili connessi ai mutamenti sociali che hanno portato la donna a rinsaldare il proprio ruolo così come lei perfettamente illustra?
Innegabile l’urgenza del ritorno del padre, ma anche quello della famiglia e della coppia innamorata e fedele… Ho un figlio di 27 anni (è un suo modo di prendermi bonariamente in giro il mio presuntuo-so indirizzo di posta elettronica) che guarda con speranza, ma an-che con timore al matrimonio in quanto troppi intorno a lui, amici, fi-gli di amici, sono …”padri cacciati di casa”: ho fiducia che maturi positivamente la scelta di un matrimonio all’insegna dell’amore per la sua donna e del senso di responsabilità genitoriale per cui…”suo compito è amare e provvedere ai suoi cari senza risparmiarsi”. Suo padre gli è stato, in questo, ineludibile esempio.
Ciò detto, spero che non le sembri incoerente, ma sufficientemente giustificato il desiderio di aggiungere il mio nome alle adesioni all’appello “Per il padre”: continuerò a seguire i suoi interventi su questa fondamentale problematica e…regalerò a mio figlio e alla sua ragazza i suoi testi illuminanti.
Cordialmente

Iva