Papà, resta sempre con me

Di Renata Maderna

Nella rubrica Dalla parte dei lettori. Genitori e figli

in Famiglia Cristiana, n.11/2003

 

Arriva San Giuseppe, ma una festa non basta. Meglio sottolineare, dice lo psicanalista, l’importanza, decisiva, di una presenza costante.

In una mailing list di uomini, cui partecipo, é arrivato questo messaggio: “Non so cosa abbiate voi sul comodino da notte (a parte la radiosveglia e la lampada alogena a bassa tensione). Io ho delle foto incorniciate: una di mio figlio a 2 anni sul tappeto elastico al mare, una, piccola piccola, di me e mia moglie nell'87,  felici. L'ultima cosa che ho sul comodino è la foto di mio padre a 23 anni, in piedi, giovane e bello, che suona la fisarmonica in Belgio, nel 52, in un bianco e nero splendido, anni 50, sembra quasi Camus (capelli imbrillantinati pettinati all'indietro), immagine dell'uomo che io non sarò mai. Ogni sera, allungando il braccio per spegnere la luce, incontro il suo sguardo sorridente, e ogni sera lo capisco un po' di più. Perciò, se anche vostro padre non c'è più tenete la sua foto sul comodino, (è bello pensare che vostro figlio farà lo stesso)".   
Lo psicanalista Claudio Risé ha voluto riportare questa e-mail nella prefazione del suo libro, in uscita in questi giorni, Il padre. L’assente inaccettabile (San Paolo), accostando questo messaggio elettronico a quello, tramandato oralmente, di un altro figlio, il Telemaco dell’Odissea, che ignaro del destino di Ulisse lamenta: «Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre». «Queste parole parlano di un sentimento diffuso, la nostalgia dello sguardo paterno. Di un padre che ti guarda, magari anche da lontano, ma che ti veda, ti sorrida, ogni tanto ti sgridi. C’è sempre più bisogno di un padre che faccia il suo mestiere», spiega Risé. Il suo libro è sicuramente un buon punto di partenza per chi voglia riflettere, senza superficialità, sul ruolo paterno.