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L'Occidente oggi: di Oliviero Marchesi Da Libertà, 1/07/2003 |
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“Se quello che i
mortali desiderano potesse avverarsi, allora per prima cosa vorrei il
ritorno del padre”. Questa frase che nell’Odissea è pronunciata da
Telemaco, figlio di Ulisse, è posta dallo psicologo Claudio Risé in
apertura del suo ultimo libro, “Il padre. L’assente inaccettabile” (Ed.
San Paolo). Psicanalista di formazione junghiana, docente di scienze
sociali all’Università dell’Insubria, consigliere scientifico della
Fondazione Liberal ha posto da tempo al centro dei propri studi la
psicologia maschile, riflettendo sull’evoluzione – o meglio secondo lui
l’erosione – che negli ultimi anni ha subìto l’identità di genere
dell’uomo (mentre quella donna si è fatta sempre più forte, strutturata e
vincente). In una parola su quello che “essere uomini” significa oggi.
Ricerche (note anche al pubblico non scientifico grazie a libri come
“Parsifal” e “Essere uomini” (Red Ediz.), oltre che a una rubrica da lui
tenuta su Io Donna, il magazine femminile del Corriere della Sera)
condotte con particolare riguardo a quella dimensione centrale della
mascolinità che è la paternità; e, segnatamente, al rapporto tra padri e
figli (per Risé il padre è, nel vissuto filiale, la figura psicologica che
“insegna” l’accettazione del dolore e della perdita). E’ questo rapporto –
o meglio la sua rottura – a trovarsi al centro di “Il padre. L’assente
inaccettabile”. L’autorità della figura paterna – per millenni perno
universale dell’educazione e della trasmissione di valori da una
generazione all’altra – pare definitivamente tramontata in Occidente. La
maggior parte di noi tende a vedere un prezioso guadagno storico nella
fine del patriarcato e nel riequilibrio dei rapporti di potere fra uomo e
donna (nonché fra genitori e figli). Ma il modello, denuncia Risé, è stato
addirittura capovolto: il padre è espropriato dell’educazione dei figli e
viene persino discriminato legalmente rispetto alla propria controparte
femminile (per le questioni legate all’affido dei figli di genitori
separati o alla possibilità di far pesare la propria volontà per quanto
riguarda un’interruzione di gravidanza). Quella dell’Occidente
contemporaneo è, in senso proprio e metaforico, una società “senza padri”:
fenomeno che Risé pone alla radice di una quantità di patologie
individuali (depressione, regressioni infantili, sindrome da “deficit di
attenzione” nei bambini) e sociali (persino il terrorismo). Espulsa dal
nostro orizzonte esistenziale, secondo Risé, la figura del padre deve
essere rivalutata e difesa: non a caso il Nostro è stato uno dei primi
firmatari (con un pool di docenti universitari che comprende anche il
filosofo Stefano Zecchi)
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