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“Se quello che i
mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del
padre”.
Così diceva Telemaco, figlio di Ulisse, uno delle prime figure che nelle
grandi narrazioni dell’umanità testimonia dell’angoscia del figlio senza
padre. A questo tema è dedicato “Il padre, assente inaccettabile”, dello
psicoanalista Claudio Risé (San Paolo, pagine 168): un libro di denuncia,
che parla di una società secolarizzata, dal divorzio facile, che ha
escluso la figura del padre persino nella decisione più drammatica, quella
di abortire. Un padre emotivamente assente, spesso addirittura respinto ma
la cui mancanza è inaccettabile perché priva i figli di esperienze e
“segni” fondamentali: l’autorità, il sacrificio, la responsabilità. Da
testimone di Dio nella famiglia, oggi il padre, sostiene Risé, è un
rifornitore di alimenti. Il divorzio facile ha fatto il resto,
privilegiando la madre nell’affidamento dei figli. Una società senza
padre, spiega ancora Risé, è una società che non sa rispettare le regole
né perdere, si degrada nella violenza e nella nevrosi.
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