Sono i figli a chiederci di dargli delle regole


di Renata Maderna

da Famiglia Cristiana, n. 16, 18 aprile 2004

www.famigliacristiana.it

Ha scritto un libro sui "padri assenti". E raccomanda: «Educare costa, ma i ragazzi ne hanno grande bisogno».

«Il segno del padre è quello della ferita. Il dolore, il colpo, prodotto dalla perdita». Parole nette, decise, persino dure, se lette fuori dal contesto che le spiega, un libro, intitolato Il padre, l´assente inaccettabile (San Paolo), che da mesi ormai sta ottenendo un gradimento larghissimo, basato soprattutto sul passaparola, che ha decretato il successo del testo fra i tanti volumi dedicati al tema della paternità. L´autore, lo psicanalista Claudio Risé, continua a girare l´Italia per rispondere alle richieste di gremite platee, di associazioni, gruppi e parrocchie, che vogliono discuterne il contenuto e chiedere consigli, due motivazioni che spingono anche i numerosissimi che gli scrivono ogni giorno lettere ed e-mail. «Tutto questo mi ha confermato quello che rilevo nella pratica quotidiana come psicanalista, la fortissima richiesta di un padre che faccia il padre, che sia figura fondante della personalità»Un padre, dunque, che se da una parte non deve certo assomigliare ai padri-padrone di un tempo, non deve neppure appiattirsi a cercare di scimmiottare e duplicare la figura della madre.

«Il padre», spiega Risé, che ha due figli di 31 e 12 anni, «insegna, testimonia che la vita non è solo appagamento, conferma, rassicurazione, ma anche perdita, mancanza, fatica. Le esperienze più profonde prendono origine e forma proprio dalla perdita. Il bambino che rimane per sempre nella sfera materna rischia di non fare un passaggio decisivo per la sua crescita di uomo».

Genitori e educatori conoscono bene la caratteristica ansia del bambino viziato, cui si cerca di evitare il più possibile l´esperienza del limite, del divieto, della regola. Il bimbo diventa sempre più irrequieto, fino a sfidare continuamente più il mondo degli adulti e dell´autorità.

«Apparentemente lo fa per sfrontatezza e prepotenza», continua Risé. «A livello più profondo, in realtà, cerca disperatamente di ricevere un contenimento, un arresto, una norma. Ha bisogno di sentirsi dire: "Questo non lo devi fare". E cerca in ogni modo di soddisfare la sua necessità di una legge».

Ma è decisiva anche la madre

Ma attenzione, il fatto che Risé sottolinei il bisogno che i figli hanno del padre, non significa che il suo libro dimentichi il ruolo decisivo della madre: «Dal calore, dall´affetto che la madre prova per il figlio, ed esprime attraverso lo sguardo e le carezze e da ogni suo gesto, dipenderà l´amore che il bambino proverà per sé stesso, la sua capacità di volersi bene. Quindi anche quella di amare realmente gli altri. È la simbiosi madre-figlio, la sua centralità nella vita dell´individuo che fa della presenza della madre nei primi anni di vita un caposaldo dell´esistenza individuale. L´enorme significato di questa simbiosi è ciò che rende importante la sua fine e decisivi i modi e i tempi in cui avviene. Se la separazione non avviene correttamente, l´individuo rischia di rimanere per tutta la vita un bimbo che piange l´oggetto amato da cui è stato separato e ne ricerca, in una sterile richiesta narcisistica, lo sguardo d´approvazione».

Quei mariti ancora troppo figli

Su questo punto Risé ha raccolto il consenso di tante donne e mamme, lasciando emergere ancora una volta come sia semplice per una moglie notare il rapporto non maturo del marito con la propria mamma e come, d´altra parte, sia difficile rendersi conto del fatto che la medesima situazione si sta creando con i propri figli.

«Negli ultimi decenni», spiega Risé, «ci si è immobilizzati in una sorta di opposizione tra il cosiddetto padre normativo e quello affettivo, invocato dagli slogan della "correttezza politica", calata anche nelle pedagogie. C´è un malinteso di fondo che fa dimenticare quanto impegno costi a un genitore l´intervento educativo e disciplinare, che viene accettato e capito proprio perché nasce dall´affetto. Molto più facile e rilassante sarebbe il lasciar fare, come hanno fatto sempre i padri assenti, votati soltanto ed esclusivamente al lavoro».

Ma quando l´amore paterno riesce a prevalere e il papà non ha paura di fare il suo mestiere, lascia un solco nella vita del figlio profondo al punto da sopravvivere per sempre. Uno sguardo che accompagna, sorride e ogni tanto sgrida persino dopo la morte.