Significati e compiti della figura paterna.
Solo rifornitore di alimenti?

 Di Tiziana Melloni

 Da Vita Nuova, 24 aprile 2003



L’attuale società viene spesso definita “società senza padri”, nel senso che al suo interno la figura maschile è stata svuotata di senso, relegata nel mondo dell’impresa con l’unico compito di produrre redditi.
Claudio Risé, psicoanalista, dopo aver esplorato significati e compiti della figura paterna, citando miti dell’antichità ed episodi biblici, esamina il processo che ha portato l’Occidente ad allontanarsi dal padre: anche qui Risé prende le mosse da molto lontano, partendo dalla “secolarizzazione” della famiglia da parte dell’etica protestante. Emblematico il titolo di un paragrafo: «Da testimone di Dio nella famiglia a rifornitore di alimenti». Il testo passa poi all’analisi della situazione attuale, caratterizzata da una mentalità divorzista, in cui la separazione dei coniugi si conclude quasi sempre con l’espulsione del padre da casa e con la rottura (o il grave indebolimento) del suo rapporto con i figli. A questo si aggiunge la legislazione in materia di aborto, che per la prima volta nella storia umana toglie la parola al padre in materia di procreazione. I danni provocati da questa situazione sono molti e difficilmente quantificabili. Sicuramente una società senza padri è debole e violenta. Una società dalla quale anche la morte è stata rimossa, in cui il dolore è qualcosa di estraneo, da trattare come un morbo intollerabile. Tuttavia vi sono speranze di un riscatto, come testimonia un atteggiamento di nuova partecipazione e responsabilità, che caratterizza molti giovani padri.