|
L’attuale società
viene spesso definita “società senza padri”, nel senso che al suo interno
la figura maschile è stata svuotata di senso, relegata nel mondo
dell’impresa con l’unico compito di produrre redditi.
Claudio Risé, psicoanalista, dopo aver esplorato significati e compiti
della figura paterna, citando miti dell’antichità ed episodi biblici,
esamina il processo che ha portato l’Occidente ad allontanarsi dal padre:
anche qui Risé prende le mosse da molto lontano, partendo dalla
“secolarizzazione” della famiglia da parte dell’etica protestante.
Emblematico il titolo di un paragrafo: «Da testimone di Dio nella famiglia
a rifornitore di alimenti». Il testo passa poi all’analisi della
situazione attuale, caratterizzata da una mentalità divorzista, in cui la
separazione dei coniugi si conclude quasi sempre con l’espulsione del
padre da casa e con la rottura (o il grave indebolimento) del suo rapporto
con i figli. A questo si aggiunge la legislazione in materia di aborto,
che per la prima volta nella storia umana toglie la parola al padre in
materia di procreazione. I danni provocati da questa situazione sono molti
e difficilmente quantificabili. Sicuramente una società senza padri è
debole e violenta. Una società dalla quale anche la morte è stata rimossa,
in cui il dolore è qualcosa di estraneo, da trattare come un morbo
intollerabile. Tuttavia vi sono speranze di un riscatto, come testimonia
un atteggiamento di nuova partecipazione e responsabilità, che
caratterizza molti giovani padri.
|