"In queste ore così drammatiche per la vita nel mondo, quando sembra che la menzogna e la violenza colmino l'orizzonte, non solo della vita tra i popoli, ma anche delle vicende personali di ciascuno, avverto più che mai urgente per la salvezza dell'umano, al di là della finitezza e dei limiti dell'umano stesso, il compito di una educazione in cui si possa far percepire il cammino della vita come tensione, istante per istante, a un Destino che è bene; altrimenti sarebbe inutile e ingiusto generare figli, perchè, allora si, sarebbe inutile vivere.
E' questo senso del destino, del Mistero, che qualifica umanamente l'azione educativa: per poter essere più umano verso il proprio figlio uno deve pensare a qualcosa di più anche per sé.
Per questo neanche le nostre incoerenze e la coscienza del male in noi possono mai diventare obiezione a quella urgenza di proposta ideale e di responsabilità di fronte ai nostri figli".

Luigi Giussani

I Colloqui sull'educazione nascono dalla consapevolezza che l'educazione, intesa come introduzione alla realtà e al suo significato, costituisce la questione decisiva nella vita di ogni persona ed una responsabilità a cui nessuno può sottrarsi.
Il livello di sviluppo di una società si misura infatti dalla qualità del suo sistema educativo, perchè dall'educazionedei giovani dipendono il futuro, il benessere e la qualità della vita.

 

 

Claudio Risé è professore di Sociologia dei processi culturali e di comunicazione al Corso di laurea in Scienze della comunicazione dell'Università di Varese. Dal 1976 è attivo nel campo della Psicologia analitica e dalla sua esperienza di terapeuta è nata una serie di testi di grande successo editoriale; fra i più recenti possono essere ricordati Il padre.L'assente inaccettabile (2003), Felicità è donarsi (2004), Il mestiere di padre (2004).
Come giornalista è collaboratore de "Il Giornale" e cura rubriche settimanali su "Liberal" e il "Corriere della Sera".

   
Per Risé il padre è la figura che collega la biografia individuale al piano trascendente e consente così l'integrazione del dolore e della perdita attraverso l'insegnamento esemplare del senso. La "società senza padri" appare, quindi, come un mondo che ha smarrito il senso religioso e, con esso, la capacità di dare significato alle prove della vita.
   
Nel secondo libro di Risé dedicato alla figura del padre si ritrovano le tracce della ricerca concreta, molto personale, da parte di tanti padri e figli, di cosa sia, oggi, il mestiere di padre. Una ricerca condotta affrontando consapevolmente i problemi di tutti i giorni senza temere d'interrogarsi sul loro significato. Sono padri che, proprio perchè amano i figli, non si sottraggono alla funzione di fornire loro indicazioni, norme, visioni del mondo: un materiale di conoscenze e valori che spesso i figli rifiuteranno, o accantoneranno per lungo tempo nella loro vita. Un dono paterno di cui hanno tuttavia assoluto bisogno, per costruire, nel confronto con esso, la propria sicurezza e la propria libertà.