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L’allontanamento della figura paterna e del suo ruolo di iniziatore del
figlio ha portato con sé un altro guaio: la scomparsa di qualsiasi
forma di “educazione sentimentale”. Proprio perché i sentimenti non
sono innati, ma si imparano, ogni cultura aveva espresso forme di
educazione ai sentimenti. Si trattava di procedure complesse che
prevedevano sia veri e propri insegnamenti, sia iniziazioni, o riti di
passaggio, per “segnare” la fine di una fase e l’inizio di un’altra; sia
infine, riti di “compimento”, come per esempio il matrimonio.
Ogni epoca aveva la propria educazione sentimentale. Si va da quella
galante e libertina del Settecento, a quella cavalleresca del Medio Evo, a
quella spartana, dove i giovani venivano affidati ad iniziatori-amanti,
che insegnavano loro l’uso delle armi e a fare l’amore.
La società occidentale contemporanea invece, priva di padri e iniziatori,
ha completamente abbandonato ogni attenzione dedicata alla formazione
sentimentale dei giovani. Ciò che interessa a questa società non sono
i sentimenti e gli ideali, ma i valori “materni” tesi al soddisfacimento
dei bisogni: la produzione e il guadagno.
Così, per “formazione dei giovani”, si intende oggi l’impartire una serie
di nozioni direttamente o indirettamente finalizzate a svolgere una
professione e a realizzare un profitto. L’insegnamento dei sentimenti e
del loro affinamento non è più contemplato neppure lontanamente nelle
attività educative. I corsi di “educazione sessuale” si confondono con le
lezioni di anatomia, che non sviluppano una vera relazione del giovane con
la propria sessualità. Che cosa può imparare un giovane da un disegno dei
genitali femminili, se non è già in relazione con la propria maschilità?
Il guaio della storiella del capitano
d’industria raccontata sopra verrà evitato, ma non il problema
sottostante. Se quel giovanotto infatti si accaniva sull’ombelico, è
perché egli “non voleva” entrare nella vagina. Se c’è un conflitto con la
propria identità maschile, non sarà certo un disegno ben fatto alla
lavagna a risolverlo…
Maschi non
si nasce per una speciale conformazione anatomica. Lo si diventa con lo
sviluppo delle nostre relazioni affettive e sessuali.
Innanzitutto quella
con la madre. Poi quella col padre e il mondo maschile. Infine quella con
gli altri: i nostri oggetti di amore (e di odio).
Per questo le società attente al problema dell’equilibrio e della
felicità, comprese quelle dette “primitive”, dedicano tanta attenzione
allo sviluppo delle iniziazioni al mondo maschile e dell’educazione
sentimentale del maschio.
Senza queste
esperienze, e apprendimenti, il maschio è tale solo di nome.
E’ un reduce sospettoso. Un individuo pieno di paure che sa solo che
dovrebbe essere diverso da come è, ma non sa come fare. E, soprattutto,
non sa amare. Ma poiché l’esperienza dell’amore è essenziale per
prendere gusto alla vita, quest’uomo non si diverte, ed è
profondamente infelice.
Tutto perduto dunque? Nient’affatto.
Vediamo come può fare, quest’uomo insicuro e impaurito, per diventare un
amante realizzato e felice.
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