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Stanno vivendo una rivincita persino nel presepe: Mario Ceroli ha il Bambino in braccio a Giuseppe. Chiedono a migliaia l’affido condiviso. Hanno in Claudio Risé il loro profeta. Gli uomini di famiglia sembravano essersi eclissati. E invece…
«C’è un solo avventuriero al mondo: è il padre di famiglia. Gli altri non lo sono per niente al suo confronto». Così scriveva Charles Peguy nel 1914, nobilitando il mestiere più difficile del mondo, quello del padre. Un tempo così ingombrante da fare ombra, col proprio nome, alle imprese dei figli (Achille nell’incipit dell’Iliade diventa il Pelide, figlio di Peleo), e addirittura investito del diritto di vita e di morte su di loro (lo
ius vitae ac necis dei Romani) da tempo è in crisi, messo in ombra come punto di riferimento (nel 1975 la legge ha cancellato lo status di capofamiglia), svalutato come educatore (nel 90 % delle separazioni i figli sono affidati alla madre), sbeffeggiato perfino nel nome (ha festeggiato 10 anni il neologismo “mammo”, dal sottotitolo del film
Mrs Doubtfire, in cui un padre si travestiva da donna pur di vedere i figli che l’ex moglie gli negava). Un destino ineluttabile, una china discendente verso l’anonima figura del papà-bancomat che molti adolescenti ben conoscono? Non è detto.
I segnali che fanno sospettare un’inversione di tendenza ci sono, e sono tutti recenti. Come l’innovativo presepe di Mario Ceroli sotto le Logge degli Uffizi a Firenze, in cui il Bambino è cullato da San Giuseppe anziché dalla Madonna. «Un atto di giustizia nei confronti del padre di Gesù, e anche una corretta lettura storica della sua figura», chiosa il professor
Claudio Risé, psicanalista, autentico profeta della “patritudine”, autore di svariati testi sulla figura del padre (l’ultimo, IL MESTIERE DI PADRE, San Paolo Ed.). «Il San Giuseppe storico è una figura di primo piano, ben lontano dal vecchietto povero tramandatoci dalla vulgata», prosegue. «È l’uomo forte che salva Gesù con la fuga in Egitto, il discendente di Davide e il virtuoso carpentiere, professione all’epoca tra le più prestigiose».
Niente a che vedere, insomma, con il fragile genitore alla ricerca di sé stesso che è l’uomo del Duemila. «Il discorso comune dice che buona parte del processo di svalutazione del padre è colpa del femminismo», dice Risé. «Su questo sono perplesso. Credo piuttosto che il femminismo abbia occupato una spazio che l’uomo ha lasciato vuoto». Quel posto vuoto oggi molti padri se lo vogliono riprendere. Soprattutto nelle separazioni, quando il distacco dei figli si fa così doloroso e ineluttabile che molti si danno alla “militanza”. «Nel movimento siamo più di 10 mila e stiamo prendendo una vasta coscienza sociale», assicura Domenico Fumagalli, responsabile dell’ala movimentista di Papà Separati
www.papaseparati.it , Figli Negati & Gesef, che ha raccolto l’iniziativa internazionale di Fathers4Justice e ha organizzato per il 18 dicembre, nelle città italiane, sit in e volantinaggi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul mancato rispetto del diritto di visita dei figli, che viene perpetuato dai genitori affidatari durante le vacanze natalizie. «L’armata dei padri non va in vacanza», scrive Giorgio, frequentatore del newsgroup dei papà separati. E ancora: «Negli striscioni bisogna scrivere cuore di mamma=cuore di papà». La campagna mira a sostenere la proposta di legge sull’affidamento condiviso, che ha dalla propria anche tante mamme. Perché crescere senza una figura genitoriale porta a un aumento di personalità disturbate: negli Usa, dove esistono 25 milioni di famiglie fatherless, senza una presenza paterna, i figli maschi nel 70 per cento dei casi diventano più violenti degli altri.
Un dolore e un’assenza vissuto sulla carne viva di tanti figli di detenuti. «Troppi bambini ho visto aspettare ore fuori dalla sala colloqui, e piangere quando papà veniva richiamato in cella», dice Paolo Barbato, presidente dei Comitati volontari di Telefono Azzurro. Con il
Progetto Carcere, l’associazione ha creato ludoteche all’interno di diversi istituti italiani, per offrire uno “spazio neutro” di incontro tra papà detenuti e i loro figli.
La riscossa è vicina? C’è chi l’orgoglio di padre se lo porta dentro con passione e intelligenza. Come Luigi Vittorio Berliri, che di fronte all’inquietante scelta olandese di dare l’eutanasia a bambini affetti da handicap gravissimi, in settembre ha scritto una lettera a Repubblica per raccontare la sua gioia di essere padre di un bimbo affetto da spina bifida. «Di fronte al problema della disabilità il padre compie un arretramento, una fuga», commenta Berliri. «Ma è anche vero che a volte la mamma tende a metterlo ai margini, a non delegargli nulla. E a volte questo diventa una buona scusa per mettersi da parte. Invece bisogna trovare il coraggio di dire: Fidati, mettimi alla prova”».
Altra padri sono usciti allo scoperto in modo eclatante, come Nicola Adamo, segretario regionale dei Ds calabresi, che quest’estate ha svelato pubblicamente di essere il papà del bambino di Eva Catizone, sindaco di Cosenza e mamma-single. Voler stare nella vita dei propri figli, fin dalla nascita, significa anche approfittare delle nuove leggi sui congedi parentali. Nel 2003 il Veneto ha promosso un’innovativa campagna di sensibilizzazione per ottenere un aumento dei padri che utilizzano i congedi parentali. E nelle sedi italiane di Computer Associated, una delle aziende più all’avanguardia nella gestione delle risorse umane, il fenomeno della paternità “attiva” si coglie sempre più: «Oltre a un caso di congedo per paternità», spiega Maria Teresa Faregna, delle relazioni esterne, «negli ultimi anni un 40 per cento dei padri ha richiesto forme di flessibilità per restare a casa a seguire i figli».
«Nel film Master&Commander, la figura del capitano è ciò che un padre dovrebbe fare per il figlio: incoraggiare, dare la spinta per prendere il largo nella vita», dice Risé. Forse l’avventuriero è di nuovo tra noi.
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