Tentativo di dialogo con la Chiesa

dI Claudio Risé - da L’Indipendente, venerdì 6 agosto 2004

 

Non è semplice discutere con la Chiesa. Prendiamo questa "Lettera sulla collaborazione dell'uomo e della donna", del cardinale Ratzinger.
Ci si sente il peso di una lunga riflessione, uffici studi che hanno studiato la questione a fondo, grande ponderazione nelle parole e negli esempi.
Di fronte a questa "partecipazione distaccata", manifestata con lo stile dei tempi lunghi, le risposte dei "laici" danno un'impressione di fretta, presunzione, e orizzonte temporale ristretto. E' tutto un dire: "l'avevo già detto io", oppure: io l'avrei scritta meglio". Luisa Muraro, ad esempio, che pure è persona di indiscussa attenzione e profondità, osserva (su Il Foglio, 3.8.04) "sorprendentemente Ratzinger assume e fa proprio il femminismo della differenza".
Ma sul senso della differenza è costruita, come ricorda la Lettera, tutta la dinamica della tradizione ebraico-cristiana, dalla Genesi ai Vangeli di Cristo. Cìò che è invece interessante, e che finora non si è fatto, probabilmente anche per non infastidire troppo il bellicoso mondo cattolico "progressista" (sull'"Avvenire, ad esempio, c'è un "Lupo Rosso", che deplora la "libertà di pagina" consentita alle "linguacce" Bonino, e Risé), è riflettere sul perché della svolta della Chiesa. La quale, dopo aver abbondantemente dato spazio negli ultimi trent'anni a una riflessione "di genere" che vedeva (come la filosofia classica, e qui la Muraro ha ragioni da vendere) l'essere umano come sessualmente neutro, fino a contaminarne, come lascia leggere la Lettera, la stessa visione di Cristo, oggi riscopre le differenze e le specificità. E torna quindi a parlare di collaborazione, rispetto all'egualitarismo sommario da cui s'era lasciata contagiare.
Le ragioni si intravedono (e qualcuna la Lettera la dichiara: la crescente condizione di singleness, l'impennata dei divorzi, lo smarrimento di naturalezza nella procreazione, l'infelicità per tutti). Fenomeni che andrebbero indagati più seriamente anche dal mondo laico, togliendo forse qualche spazio all'asfissiante spettacolo dei viceministri, e prestando più attenzione al teatro dell'umanità complessiva. Dove, oltre alla riflessione sulla differenza femminile (che non é certo liquidabile come "una delle tante teorie paramarxiste", come fa Roberta Tatafiore, L'Indipendente, 3.8.2004: in essa c'è molta più attenzione al simbolo, che all'economia), compare anche un grosso sforzo, condotto in campo maschile.
Di fronte alla spinta della cultura della tarda modernità verso il genere neutro, anche gli uomini hanno reagito: il men's movement americano ha mosso fenomeni come la One Million March di Chicago, o il movimento dei Promise Keepers. Una parte del movimento maschile, i cosidetti "mascolinisti" si arroccavano sulla difesa delle "parità" con le donne, temendo il surclassamento (in alcuni campi è avvenuto, come nel trattamento giudiziario dopo la separazione/divorzio).
Un'altra parte invece, costituita in America dai gruppi di uomini nati al seguito del successo di "Iron John", di Robert Bly, in Italia dai gruppi ispirati al mio "Maschio Selvatico", o dalle iniziative seguite alle quattro edizioni in un anno de "Il padre. L'assente inaccettabile", hanno preferito approfondire la riscoperta di uno "specifico maschile", sia dal punto di vista dei riferimenti simbolici, che da quello degli orientamenti psicologici, e dello stile di comportamento.
Un mondo maschile caratterizzato dalla ricerca di sé, anche per poter collaborare, e vivere, con l'altra, la donna.