CLASSI MISTE O SEPARATE?


Dalla rubrica  info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 3/3/02
E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano
oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it 

 

 

«Visto che ormai se ne comincia a discutere, vorrei raccontarle l'esperienza di classi miste che ho fatto con i miei figli, una ragazza che ha adesso 17 anni, e un ragazzino di dodici. Mia figlia ha sempre trovato i suoi compagni di classe degli assoluti imbranati. Le sue relazioni col mondo maschile si sono sempre sviluppate con ragazzi più grandi, al di fuori della scuola, compagni di sport, vacanze, etc. Il piccolo poi,  fin dalle elementari guarda alle compagne di classe con crescente fastidio, e mi sembra che anche i suoi amici facciano come lui. Il "gruppo dei maschi" é -mi dicono anche le maestre- una specie di testuggine impenetrabile, che vede le bambine con diffidenza e scarsa amicizia, e ne viene ampiamente ricambiato. Mentre con le bambine trovate in giro (campi giochi, vacanze, eccetera),  sia mio figlio che i suoi amici sono molto più socievoli, non hanno  pregiudizi, anzi. Se fosse così per tutti, o per molti (e dai racconti con gli amici pare proprio che lo sia), perché intestardirsi con le classi miste? Forse é stato solo uno dei tanti errori degli ultimi 50 anni!»

Daniele, Firenze


Caro  amico, le classi miste furono presentate, a suo tempo come una vittoria del progresso contro pregiudizi e bacchettonismi. Quella che doveva essere, insomma, un'innovazione  pedagogica, da giudicare sulla sua efficienza, divenne, e per certi versi rimane, una faccenda ideologica, e questo non facilita il discuterne con serenità. D'altra parte, allora, la separazione tra bambini e bambine era spinta a  livelli innaturali, e circondata da un bel po' di morbosità da parte degli adulti nello "spiare" ogni avvicinamento tra i due generi. Anche per  questo un'innovazione di tipo didattico e organizzativo si é  caricata di significati ideologici. Tuttavia oggi  quella situazione di "apartheid" é superata, e si dovrebbe quindi poter  verificare   come le classi miste funzionino. 
Molti sono i segni di perplessità:  da quelli portati  dall'attuale Amministrazione americana, che infatti  vuole rivedere la cosa, a quelli citati da lei, e confermati da tanti altri genitori. Elemento comune in tutte queste osservazioni critiche nei confronti della classe mista come regola, e non come opzione per chi lo desidera (genitori che la preferiscono per i loro figli, e insegnanti che ci si trovino meglio), é l' ovvia osservazione che maschi e femmine sono diversi, hanno tempi di maturazione diversi, stili espressivi diversi. Ed é importante che queste particolarità  relative al proprio genere vengano conosciute e apprezzate da ognuno dei due, almeno fino a quando, durante e a volte dopo l'adolescenza, si senta a suo agio nella  propria identità sessuale, come in un abito fatto apposta per lui/lei. Senza costringersi in comportamenti che non gli appartengono perché sono propri dell'altro sesso, e che, se adottati per "buone maniere",  rischiano di diventare, appunto, dei manierismi. Con pesanti conseguenze per le spinte e inclinazioni espressive e istintuali che da quei manierismi vengono repressi.
Il preadolescente ha bisogno di spintonare gli amici, così come la ragazzina ha bisogno di poter parlottare nell'intervallo con l'amica del cuore, senza essere  per questo canzonata. Inoltre queste diverse caratteristiche vengono più o meno valorizzate, e superate nei loro aspetti più problematici, a seconda della diversa "vocazione" dell'insegnante.  Ci sono docenti perfetti per capire e mettere a frutto lo svagato romanticismo e idealismo dell'adolescente maschio, ed altri nati per organizzare il metodo, e la precisione, delle  ragazze. Sono pochi quelli capaci di valorizzare entrambi, senza "castrare" nessuno dei due. Su tutto questo sarà meglio riflettere a lungo,  non solo sulla base di rilievi statistici (speriamo), ma anche di  materiali, e competenze, più approfondite. Per arrivare ad un'organizzazione  delle classi meno unilaterale e più elastica di quella attuale, più in grado di rispettare i bisogni, e valorizzare le potenzialità, dei giovani individui in sviluppo. Femmine, e maschi.

 

Claudio Risé

 

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