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«Visto che ormai se ne comincia a discutere, vorrei
raccontarle l'esperienza di classi miste che ho fatto con i miei figli,
una ragazza che ha adesso 17 anni, e un ragazzino di dodici. Mia figlia ha
sempre trovato i suoi compagni di classe degli assoluti imbranati. Le sue
relazioni col mondo maschile si sono sempre sviluppate con ragazzi più
grandi, al di fuori della scuola, compagni di sport, vacanze, etc. Il
piccolo poi, fin dalle elementari guarda alle compagne di classe con
crescente fastidio, e mi sembra che anche i suoi amici facciano come lui.
Il "gruppo dei maschi" é -mi dicono anche le maestre- una specie di
testuggine impenetrabile, che vede le bambine con diffidenza e scarsa
amicizia, e ne viene ampiamente ricambiato. Mentre con le bambine trovate
in giro (campi giochi, vacanze, eccetera), sia mio figlio che i suoi
amici sono molto più socievoli, non hanno pregiudizi, anzi. Se fosse così
per tutti, o per molti (e dai racconti con gli amici pare proprio che lo
sia), perché intestardirsi con le classi miste? Forse é stato solo uno dei
tanti errori degli ultimi 50 anni!»
Daniele, Firenze
Caro amico, le classi miste furono presentate, a suo
tempo come una vittoria del progresso contro pregiudizi e bacchettonismi.
Quella che doveva essere, insomma, un'innovazione pedagogica, da
giudicare sulla sua efficienza, divenne, e per certi versi rimane, una
faccenda ideologica, e questo non facilita il discuterne con serenità.
D'altra parte, allora, la separazione tra bambini e bambine era spinta a
livelli innaturali, e circondata da un bel po' di morbosità da parte degli
adulti nello "spiare" ogni avvicinamento tra i due generi. Anche per
questo un'innovazione di tipo didattico e organizzativo si é caricata di
significati ideologici. Tuttavia oggi quella situazione di "apartheid" é
superata, e si dovrebbe quindi poter verificare come le classi miste
funzionino.
Molti sono i segni di perplessità: da quelli portati dall'attuale
Amministrazione americana, che infatti vuole rivedere la cosa, a quelli
citati da lei, e confermati da tanti altri genitori. Elemento comune in
tutte queste osservazioni critiche nei confronti della classe mista come
regola, e non come opzione per chi lo desidera (genitori che la
preferiscono per i loro figli, e insegnanti che ci si trovino meglio), é
l' ovvia osservazione che maschi e femmine sono diversi, hanno tempi di
maturazione diversi, stili espressivi diversi. Ed é importante che queste
particolarità relative al proprio genere vengano conosciute e apprezzate
da ognuno dei due, almeno fino a quando, durante e a volte dopo
l'adolescenza, si senta a suo agio nella propria identità sessuale, come
in un abito fatto apposta per lui/lei. Senza costringersi in comportamenti
che non gli appartengono perché sono propri dell'altro sesso, e che, se
adottati per "buone maniere", rischiano di diventare, appunto, dei
manierismi. Con pesanti conseguenze per le spinte e inclinazioni
espressive e istintuali che da quei manierismi vengono repressi.
Il preadolescente ha
bisogno di spintonare gli amici, così come la ragazzina ha bisogno di
poter parlottare nell'intervallo con l'amica del cuore, senza essere per
questo canzonata. Inoltre queste diverse caratteristiche vengono più o
meno valorizzate, e superate nei loro aspetti più problematici, a seconda
della diversa "vocazione" dell'insegnante. Ci sono docenti perfetti per
capire e mettere a frutto lo svagato romanticismo e idealismo
dell'adolescente maschio, ed altri nati per organizzare il metodo, e la
precisione, delle ragazze. Sono pochi quelli capaci di valorizzare
entrambi, senza "castrare" nessuno dei due. Su tutto questo sarà meglio
riflettere a lungo, non solo sulla base di rilievi statistici (speriamo),
ma anche di materiali, e competenze, più approfondite. Per arrivare ad
un'organizzazione delle classi meno unilaterale e più elastica di quella
attuale, più in grado di rispettare i bisogni, e valorizzare le
potenzialità, dei giovani individui in sviluppo. Femmine, e maschi.
Claudio Risé
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