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Nella storia di ognuno
di noi, di ogni personaggio di romanzo, o di ogni raccolta di vite di
santi, o di malfattori, in fondo c’è un letto. In fondo ai ricordi, in
fondo alla propria vita, nel punto di origine, e di destinazione finale,
nel fondo dell’angoscia e del piacere, c'é il letto. Evocato a volte,
rivisto, sdraiati su un letto speciale: il lettino dell’analista. Il letto
si trova dunque, per sua natura, nelle profondità dell’abitare, e
dell’abitazione. Esposto, ma anche, per esigenza profonda, nascosto.
Il letto esposto
del consumo
Certo il processo di
progressiva esposizione al pubblico che coinvolge il rapporto tra gli
abitanti della casa e il mondo che li guarda, e cui essi guardano per
trovare uno stile abitativo, non l’ha risparmiato. Ho visto un manifesto
Ikea raffigurante letti di vario tipo, che dice: "Prima di sposarvi
passavate da un letto all'altro? Beh, continuate a farlo. ma sui nostri".
La banalizzazione del consumo, tuttavia, non riesce ad inghiottire
totalmente la profondità cui il letto rimanda. Persino allora il manifesto
che lo pubblicizza, in quell'alludere al prima e dopo il matrimonio, e a
cosa accade sul letto, si fa narrazione, romanzo, storia di vita. Così,
anche in questo processo di progressiva esposizione cui non può sottrarsi
in quanto bene di consumo, il letto rimane comunque quell’inquietante
luogo, insieme originario e “finale”. Spazio fisico, ma sopratutto
simbolico, e insieme manufatto, inevitabilmente misterioso.
E’ infatti in quel luogo, più che in ogni altro, che la casa, e chi la
abita, giocano il senso della propria esistenza, e il proprio futuro.
Il letto rappresenta a mio modo di vedere (forse con la soglia) il più
meta/fisico dei luoghi dell’abitare. Esso interpreta ed occupa uno spazio/
tempo liminare, di contatto tra il mondo di veglia e quello del sonno, tra
quello della coscienza e quello dell’inconscio, tra quello del dovere (e
della stanchezza prodotta dall’assolvervi), e quello del piacere e del
riposo.
Incontro tra le
generazioni
Inoltre il letto
rimane (anche se insidiato da apposite macchine, e provette), il luogo
centrale della procreazione. E quindi del rapporto – soprattutto a livello
immaginale - tra le generazioni. Tra gli attuali membri della famiglia e
quelli futuri, che prenderanno forma proprio in quel luogo. Ma anche
quelli passati: letto e soglia sono in tutte le culture i luoghi dove sono
presenti, con immagini, devozioni, e paure diverse, gli avi, gli antenati.
Per i latini, è il: Lectus genialis, sia perché vi si genera, sia
perché sono presenti i geni degli antenati. Presentissimi certo quando in
quello stesso letto morirono, come in epoche di maggior durata degli
oggetti di arredamento. Ma presenti anche oggi, se non altro perché è in
quel luogo che appaiono, nei sogni, per gran parte della vita. Ed in quel
luogo, del resto, ognuno di noi rimarrà esposto, da morto, allo sguardo
dei discendenti.
Nella cultura Dogon, dalla straordinaria ricchezza simbolica, questo
incrocio tra le generazioni (oltre alla natura del letto di terreno di
fecondazione, su cui torneremo più avanti), è accuratamente rappresentato.
Sotto il letto nuziale vengono collocati i grani della semina; sopra, la
coperta usata per i funerali. Il letto è dunque il luogo dove si compie
l’inseminazione, come lo è il campo. La semina di nuove vite umane è
tuttavia racchiusa nella storia degli antenati, richiamati dalla coperta
funebre.
Il letto e la vita
Il connubio vita-morte
nel letto è presente persino nelle norme che ne regolano la fabbricazione.
Nell’antica Germania del Nord, ad esempio, il letto nuziale doveva essere
costruito in legno ormai seccato, ma ricavato da alberi viventi,
appositamente tagliati. Da questo dipendeva la vitalità e la fertilità
dell’unione.
Per la sua importanza strategica nella vita della coppia, nei Monti
Metalliferi (Arzgebirge), quando si allestiva una nuova casa, il letto
doveva esservi introdotto prima di ogni altro oggetto. Annunciatore della
vita che andava inaugurandosi in quella casa, il letto annunciava anche il
futuro della casa, e della coppia che la abitava. I sogni che si facevano
nel nuovo letto infatti, erano ritenuti premonitori.
La sua relazione con la vita, inoltre, conferisce al letto,
nell’immaginazione popolare, la possibilità di intervenirvi, scandendo i
ritmi vitali del sonno e della veglia. Nello Schleswig – Holstein, per non
dormire troppo a lungo la mattina, si deve scandire l’ora alla quale ci si
vuole svegliare battendo l’alluce, il ditone del piede, sulla colonna del
letto,.[i]
In quanto immagine di confine, e di contatto, il letto è anche luogo di
confronto, e di conflitto. Conflitto formativo, ma anche decisivo, tra
padri e figli, progenitori e discendenti. Quando Giacobbe chiama attorno
al suo letto i figli, progenitori delle dodici tribù di Israele (Gen. 49),
si rivolge per primo al primogenito, Ruben, che chiama "la mia forza, la
primizia del mio vigore", ma non gli attribuisce la preminenza sui
fratelli: "perché sei salito sul letto di tuo padre, e l'hai profanato.
Egli – dice agli altri figli - é salito sul mio letto."
Il letto del padre é dunque anche un altare, al quale il figlio non deve
avvicinarsi senza il suo consenso. Attraverso questo sacrificio simbolico
dell'incesto, la rinuncia al letto paterno, il figlio diventa adulto, e
solo allora sarà in grado di succedere alla dignità paterna.
Il
letto come tomba
Ma nell’episodio di
Giacobbe, che dal letto vede, ed organizza, la vita futura della sua
stirpe, delle 12 tribù di Israele, appare anche chiara la parentela tra il
letto e la tomba, la posizione liminare del letto rispetto alla morte.
Giacobbe, che prima è disteso nel letto, quando parla con i figli vi si
siede sopra, lasciando pendere i piedi verso terra. Quando poi ha
terminato li ritira: “ritirò i suoi piedi nel letto” Gen. 49, 33. Allora
si sdraia , e muore.
Nell’ antica Germania, nella zona di Würtenberg, si usava aggiungere
alla tomba anche un letto, sul quale si appoggiava il morto. Allora, la
tomba veniva chiamata anche “letto”. Nelle saghe le tombe venivano anche
definite :i “letti di pietra”, o “letti degli spiriti”.
Se la tomba è una sorta di letto, e il letto la prima tomba del morto,
questa stessa contiguità tra i due manufatti impone, in vita, una precisa
distanza e diversità di orientamento, perché il letto del vivente spinga
in direzione opposta alla morte. Questa preoccupazione ispira nelle
culture tradizionali l’attenzione per l’orientamento e la collocazione
del letto nella stanza, che deve allontanare per quanto possibile ogni
vicinanza con un orientamento verso la morte, e la fatica.
In alcune zone
della Germania (Schlesien, Erzgebirge, Voigtland, Hessen, im Harz,
Braunschweig, Lauenburg), i piedi del letto non devono essere diretti
verso la porta. Soltanto il letto del morente viene collocato cosi’, per
rendergli più leggera la morte, e agevolargli l’uscita dalla casa, da cui
uscirà, appunto, coi piedi avanti. Questa preoccupazione che i piedi
diretti verso la porta possano prendere la direzione di un’uscita dalla
vita ispira molte superstizioni su come uscire dal letto, come quella che
raccomanda, la mattina dopo la sveglia, di non appoggiarsi per terra con
tutti e due i piedi rivolti verso l’esterno dal letto, ma casomai
all’inverso.
[ii]
Questa visione è in
qualche modo confermata dalla concezione cristiana, dove il modello è
quello del Cristo pasquale, morto e rinato, e l’accento è dunque posto
sull’andarsene dal letto tomba, per camminare, risanati, nel mondo. Così
il paralitico guarito dal Cristo, immagine di resurrezione, riceve
l’ordine di portare con sé il suo letto, divenuto ormai l’immagine del suo
corpo risanato.
In altre zone il letto non deve essere direzionato verso il cimitero . A
Oldenburg lo sdraiato non deve guardare verso la luce, perche’ cosi’ si
collocano i morti. Un malato ha infine piu’ dolori, se il letto e’ posto
sotto la trave portante, come se la fatica del reggere la casa si
trasmettesse al letto. Il letto di un morente, invece, si mette proprio
li’.
Il letto come
confine tra vita e morte, attira l’attenzione dei vivi sulla predilezione
che gli spiriti hanno per il loro antico giaciglio. Per questo per un
periodo non si va nel letto di un morto. E in alcune leggende, per quel
periodo ogni giorno si doveva fare il letto ad uno spirito. Dopo che il
lutto è finito, e lo spirito del defunto è stato inviato all’aldilà con i
riti appropriati, occorre fare attenzione a non lasciare aperto un letto
durante il giorno, perché può sempre infilarcisi dentro uno spirito
inquieto. Il letto va fatto al mattino, con la luce; se viene preparato
alla sera, può diventare ricettacolo di insetti (eco dello zoroastrismo:
gli insetti sono protetti da Ahriman, demone della notte e della morte,
mentre la vita è tutelata da Azura Mazda, dio solare e di luce, e da
Mitra, suo alleato).
[iii]
Il
letto , luogo dell’orizzontalità
Esso rappresenta,
nella simbolica dell'abitare, la terra stessa: luogo della generazione, e
del riassorbimento nell'eterno divenire, luogo del riposo, che darà poi i
suoi frutti. Il letto é, nella casa, il campo, compreso il significato più
propriamente fisico del termine, di "campo di energie". E' su quel campo,
più che in ogni altro spazio della casa, che si sviluppano le energie
dell' incontro e confronto con l’altro, con l'umano, ma anche con gli Dei,
e con i demoni. Il letto definisce insomma un campo energetico che
raccoglie forze di origine, e direzione, contrastanti. Dalla sua capacità
di riceverle , e comporne le dissonanze, senza però spegnerne la forza
dipende, in modo non solo metaforico, il benessere dell’individuo, e della
piccola comunità in cui si muove.
In quanto terra generatrice ed accogliente, campo, il letto rappresenta il
mondo dell’orizzontalità nella vita dell’uomo, e del suo abitare.
Un’orizzontalità, una piattezza, che ha tuttavia le sue prove, da vincere.
Una delle immagini che con più ricchezza rappresenta le prove del letto è
quella rappresentata dal Lit Marveil, il letto del Chastel Marveil del
mago nero Klingsor, sul quale (nella narrazione del Parsifal) si deve
avventurare il doppio “mondano” del selvatico Parsifal, il nobile Galvano,
per conquistare la bella Orgéleuse, la donna orgogliosa che di quel mago è
in certo modo alleata. La conquista dell’orgogliosa, tappa obbligata e
difficile nel raggiungimento della completezza, della totalità psichica, è
a sua volta necessaria perché Parsifal diventi Re del Graal. Ho
raccontato la prova del Lit Marveil , attingendo da più fondi (ma
soprattutto dal Minnesanger tedesco Wolfram von Eschenbach), nel mio
libro: Parsifal, pubblicato da Red. (P.120 e segg) .Aspetti
interessanti. della prova sono: la mobilità del letto (che ruota
velocissimo su sé stesso, e sul quale occorre dunque balzare), e le
diverse e fortissime forze aggressive che lo circondano e, in certo senso,
custodiscono: da plotoni di arceri, che scagliano le loro balestre su chi
vi sale, a pietre che grandinano sopra di lui, agli animali feroci che
irrompono infine nella sala. Lit Marvel infatti, letto meraviglioso,
archetipo della pericolosità del letto, del letto come prova, ha diverse
particolarità. E’ il luogo dell’incontro obbligato con la rozzezza umana e
con gli animali feroci di cui essa è annunciatrice. Fin qui la simbologia
è assai trasparente: meraviglioso che sia, esso è il luogo dove fatalmente
si apre la strada la pulsione cieca e l’istinto, con la sua spinta
aggressiva. Anche i tiratori scelti, coi loro tiri mirati, e le pietre che
cadono (che rimandano alla simbologia dei pesi che gravano sul dormiente,
come le diverse immagini di in/cubi), sono abbastanza trasparenti.
Più curioso, per certi versi sorprendente, è il movimento del letto, che
si immagina spesso come immobile, luogo del “rest”, della pausa e del
riposo. Eppure, è uno dei tratti maggiormente ricorrenti nella simbolica
del letto.
La pratica religiosa, del resto, conosce bene l’irrequietezza dei letti,
cercando di contrastarvi. Nel salmo N. 4, che si recita nelle preghiere di
Compieta, le ultime della giornata, si esorta:
Sul vostro giaciglio
riflettete, e placatevi,
come se sul
giaciglio, di per sé apparentemente immobile, occorresse opporsi alla
spinta contraria, all’irreflessibità, e all’irrequietezza.
Nelle fiabe dei
ragazzi che vanno in cerca della paura ad esempio (un classico tema
dell’iniziazione dell’adolescente), a un certo punto, nella loro
quest di prove rischiose, essi capitano in un castello, dove c’è
un letto che quando ci si buttano sopra comincia a correre dappertutto. In
“storia di uno che andò in cerca della paura” –ad esempio- raccolta dai
Grimm, il ragazzo “come volle chiudere gli occhi, il letto cominciò a
muoversi da solo, e andò a spasso per tutto il castello”. “Benissimo,
disse il giovane “ancora più in fretta” Allora il letto cominciò a
rotolare su e giù per soglie e scale, come se fosse trainato da sei
cavalli. D’un tratto, hopp, hopp, si ribaltò a gambe all’aria, e gli restò
addosso. Allora egli scagliò in aria coperte e cuscini, saltò fuori e
disse: “Adesso vada a spasso chi ne ha voglia!” Si distese accanto al
fuoco, e dormì fino a giorno”.
Anche nelle varie versione della fiaba milanese Giuanin sensa
paura, Giovanni, alla ricerca della paura che non trova, si stende sul
letto, che prende a correre e a sobbalzare, e lui non se ne spaventa
affatto. Nella storia dei Grimm citata prima, però, il letto ricompare,
proprio alla fine, ed è allora teatro di un altro vissuto, piuttosto
interessante. Il giovane ha ormai superato tutte le prove, guadagnando
enormi tesori, tra i quali la figlia del re, come sposa. Quando si corica
con lei la prima notte però, ancora si lamenta di non aver finora trovato
la paura, la “pelle d’oca”, che cercava. La sposa, naturalmente, si
infastidisce. E la sua fantesca “disse: ci penserò io” .Uscì, e fece
riempire un secchio di ghiozzi. Di notte, mentre il giovane dormiva, sua
moglie gli tolse la coperta, e gli rovesciò addosso il secchio pieno di
acqua gelata coi ghiozzi, cosicché i pesciolini gli guizzarono intorno.
Allora si svegliò e gridò: “Ah che pelle d’oca, che pelle d’oca, moglie
mia! Sì, ora so cos’è la pelle d’oca”.
Incapace di impaurire quando ci si dorme da soli, il letto dà invece
subito la pelle d’oca quando diventa il letto coniugale, sotto l’acqua
gelata, con ghiozzi, rovesciata in piena notte dalla moglie.
Mi viene in mente a questo punto una domanda, da rivolgere ai signori
architetti: perché i letti, quando la coppia sopra ci si muove, si muovono
così tanto, anche i più pesanti? Come se non riuscissero (ma forse anche
non volessero), proprio come in queste fiabe, contrastare il movimento
della sessualità, ed anzi ne fossero complici ed istigatori.
Il
letto e la comunicazione verticale
Spazio orizzontale per
eccellenza dunque, il letto viene tuttavia incorporato nelle avventure
della verticalità umana: dal letto si prega, e si sogna. E’ in quel luogo
che si affaccia, più che in ogni altro spazio, la possibilità dell’estasi.
Le vicende dei mistici, le loro visioni celesti, così come le loro
tentazioni più immonde e turpi, si presentano, assai spesso, nel letto.
La sua zona è
sede di intense comunicazioni terra – cielo -inferi.
Certamente nel momento della nascita, in cui il bambino “viene alla luce”,
secondo le religioni,da territori ultraterreni dove la sua anima prima si
trovava. Ed anche nel momento della morte, in cui, anche con appositi
riti, come l’estrema unzione cattolica, o il Bardo tibetano e orientale,
l’anima viene, dal letto, aiutata a staccarsi e tornare in quei territori
ultraterreni.
Qualche volta ciò richiede una comunicazione diretta, addirittura fisica,
tra la terra e il cielo. Un giorno, ad esempio, a Pamplona, san Vincenzo
Ferrier venne chiamato al letto di morte di una peccatrice incallita.
Poiché la donna era comunque diffidente, le promise di far scendere dal
cielo la sua assoluzione, se si confessava e si pentiva. Lei lo fece, e
allora lui scrisse un foglio: “Fratel Vincenzo supplica la Santa Trinità
di degnarsi accordare, a questa peccatrice, l’assoluzione dei suoi
peccati”. Lo scritto volò subito al cielo, e ne tornò poco dopo con questo
impegno, tracciato in lettere d’oro: “Noi, Santissima Trinità, dietro
preghiera del nostro Vincenzo, accordiamo alla peccatrice di cui ci ha
parlato il perdono, le dispensiamo di tutte
le pene che l’aspetterebbero, e le assicuriamo che sarà, nel giro di
mezz’ora, portata in cielo”. (Pierre Saintyves-[iv]).
Nelle
credenze popolari il letto è visto come medium tra questo mondo, e quell’altro.
In tutta la Germania, da nord a sud, è presente la convinzione che se si
scuote il letto nella notte di san Tommaso o di sant’Andrea, si puo’
chiedere che compaia il futuro sposo. La formula della preghiera
divinatoria è sempre, con solo piccole varianti: “Letto, io ti scuoto, san
Tommaso (o Sant’Andrea) ti prego, lasciami comparire il (la) mio (mia)
amato (amata). ”
Luogo quindi, il letto, anche di intensa comunicazione e movimento con le
dimensioni superiori, il “sovramondo” come lo chiamava Evola.
Secondo Rudolf Steiner d’altronde, dal letto, nel sonno, il corpo astrale
(sede delle passioni e degli istinti), si stacca dal dormiente, che rimane
“come una pianta”, provvisto cioè del corpo eterico e di quello fisico, e
va nel cosmo per rigenerarsi ed incontrare il Sé individuale, il proprio
genio. Al mattino, poi rientra dai piedi, dal sistema di ricambio.
Tutto ciò che abbiamo detto fa del letto un elemento dell’abitare
particolarissimo, sede e misura della sua relazione con la vita, col
corpo, con la morte, con l’aldilà. Misura (e forse rappresentazione) del
corpo, il letto è anche il luogo della violenza sul corpo, quando questa
misura non viene rispettata. L’immagine più nota di questa dis/misura tra
letto e corpo è forse rappresentata dal letto di Procuste. Polipemone,
soprannominato Procuste, racconta Robert Graves nel suo libro sui miti
greci, “viveva ai margini della strada, e aveva in casa due letti, uno
grande e uno piccolo. Accolti i viandanti, faceva sdraiare quelli di
piccola statura sul letto grande, e poi ne slogava le membra per adattarle
alle proporzioni del giaciglio, mentre sistemava quelli alti nel letto
piccolo, amputando poi le gambe che sporgevano dal letto stesso. Taluni
dicono invece che si servisse di un solo letto, allungando o accorciando
gli ospiti a seconda del caso”. Procuste, così come il figlio Sini (Pizicante),
nemico di Teseo, appaiono legati ai culti di fertilità di Demetra come
scrofa bianca, nel Galles: Hen Wen. Siamo, insomma nell’ambito della
Grande Madre ed in particolare del suo aspetto, contro il quale lotta
Teseo, di strapotere, violenza e dismisura; di riduzione di tutto,
compresi i corpi al suo potere, rappresentato dalla dimensione orizzontale
che qui non è più contenente, ma formativa, e quindi de/formativa. Tutto
ciò, insomma, cui si opporrà la cultura e la visione di Atene. E’ dunque
Teseo, il mitico eroe e re di Atene (che contrasterà gli eccessi della
Grande Madre a Creta), il devoto al solare Apollo, ad uccidere Procuste.
[v]
***
Questo conflitto
tuttavia, come ogni altro conflitto significativo, è ancora in corso.
Ancora si lotta, perlomeno a livello inconscio, per decidere se la
dimensione orizzontale proposta dal potere sia la corretta misura dei
corpi e delle anime che accoglie, o se ogni corpo-psiche individuale abbia
diritto al proprio letto, a un’orizzontalità “su misura”. Un giaciglio –
campo, che non sia penoso ricovero delle storpiature inferte dal
locandiere; ma personale veicolo di messaggi anche all’altra dimensione,
quella verticale, cui il riposo, la meditazione, ma anche la dinamica
pulsionale ed avventurosa del letto consentono di rivolgersi.
A ognuno il proprio letto, potrebbe essere la provvisoria conclusione di
questo lavoro. E che ci porti, liberamente, dove a noi, con lui, pare
giusto andare.
In ogni caso, per tutte queste ragioni, ed altre ancora, il letto è in
fondo.
[i]
Hans Baechtold- Staeubli, Handbuch des deutschen Aberglaubens,
vol. 1, Berlin- New Jork 2000.
[ii]
Il mito africano attribuisce
una diversa natura dei nati dalla testa, o dai piedi. Chi esce dalla
testa,e quindi “cade” sul giaciglio = campo, è l’agricoltore. Il
piede diretto in fuori – testimonia invece di un’erranza trai mondi, e
nel mondo. Chi nascedai piedisarà capo, ed è, in realtà, un morto che
cammina. Cfr C.Risé, Essere uomini, Red ed.
[iii]
Secondo una credenza di quelle terre , non bisogna scopare sotto il
letto, mentre qualcuno ci dorme dentro, altrimenti non riesce piu’
a dormire per nove notti.
[iv]
Pierre Saintyves, Les réliques et images légendaires, Robert
Laffont, 1987, 1035
[v]
Graves I miti greci, 96k, Diodoro Siculo, IV, 59; Apollodoro
Epitome I, 4, Plutarco, Teseo.
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