C’è chi attenta alla libertà di giudizio dei ragazzi. - Di Claudio Risé su : La Verità 13 aprile 26, pag.1 e 15

Difficile dire se media e governo se ne occuperanno davvero.
Dopo la Resurrezione pasquale ci aspetta comunque una questione, per niente nuova, che ormai però se non affrontata seriamente è destinata a condizionare in profondità (come già sta facendo) la vita e il futuro dell’Italia: la condizione fisica, psicologica, spirituale e materiale dei giovani italiani dalla fine dell’infanzia in poi (e a volte anche prima).
Non è una storia nuova, come dimostra (oltre alle cronache più recenti) anche un indicatore spietato nella sua precisione: il fatto che in Europa nelle classifiche di lavoro e studio dai quindicenni ai più che trentenni, i giovani italiani siano i messi peggio, i soprannominati ragazzi né-né che non studiano né lavorano.
Finora abbiamo fatto finta di niente.
Passata la trentina queste persone senza formazione né scolastica né lavorativa entrano nel mondo del lavoro in condizioni psicologiche, economiche e affettive tutt’altro che brillanti, anzi con un profondo vissuto di sconfitta verso gli altri, mascherato da una sempre meno nascosta violenza in chi finalmente va in qualche tipo di scuola e formazione. Intanto però la loro frustrazione e la loro rabbia la portano dappertutto dove vanno, appesantendo interi ambienti e storie personali; mentre i sondaggi più recenti continuano a confermare l’ostinato primato italico dei nè-né, naturalmente indeboliti dal tempo perduto a far niente o quasi, ponendosi fuori da ogni progetto costruttivo. Una posizione che sviluppa nella stragrande maggioranza dei casi il disturbo psichico di “Paranoia La follia che fa la storia” come la presenta lo psicoanalista junghiano Luigi Zoja nel titolo dell’importante libro (ormai diffuso in tutto il mondo) che le ha dedicato.
A questa debolezza ormai strutturale dalla psiche delle nuove generazioni occidentali, cui i media e ancor più la politica sembrano finalmente riservare anch’essi un’attenzione, peraltro finora piuttosto debole e distratta, si è ora unito un fenomeno che svela i veleni ormai ampiamente circolanti tra giovani e giovanissimi in astinenza di cibi più nutrienti o, si vorrebbe, almeno non avvelenati. Si tratta delle reti, i social, ed ora anche il loro servo/a sciocco della corte dei miracoli del domani: la IA-AI, con il suo insopportabile nitrito asinino, che dalla immaginaria saggezza del computer e dei Social di accompagnamento fornisce consigli suadenti per conquistare la devozione del poverino, in disperata ricerca di un capo però travestito da servo. E se l’altro non sta al gioco sono, per esempio, coltellate.
Come puntualmente avvenuto anche nel tentativo di omicidio subìto dall’insegnante di Trescore, Bergamo, da parte di un allievo tredicenne. Nel miscuglio per ora tossico di ragazzi privi di qualsiasi autentica formazione, con insegnanti per ora in formazione (dato che la situazione reale è in cambiamento continuo), ma accompagnati dal sostegno prezzolato di istruttori elettronici devoti ai loro momentanei padroni/utenti, di cui confermano servilmente le iniziative, come accaduto anche al tredicenne in questione. É stato quindi importante che Giuseppe Valditara, il ministro dell’Istruzione, abbia subito incontrato l’Insegnante di francese attaccata a coltellate perché la persona lo merita, ma soprattutto perché la questione non riguarda solo Trescore balneario, ma la maggior parte dell’Italia e del mondo occidentale con le sue nuove generazioni. Dovunque, esse sono assediate da strumenti ampiamente invasivi delle personalità degli studenti che devono ormai essere portati a scegliere personalmente i propri percorsi di formazione e sviluppo, come la maggior parte dei paesi coinvolti ha ormai scoperto da tempo, passando finalmente al contrattacco nei confronti dei molti poteri interessati al condizionamento lanciato alla conquista delle nuove generazioni.
La libertà di giudizio critico delle nuove generazioni è però la risorsa più indispensabile al futuro dei Paesi e va costantemente protetta dai raggruppamenti e organizzazioni dei nuovi tipi e forme di comunicazione, oggi impegnate in tutto il mondo per conquistarli. La paranoia- ricorda Zoja- “ ha prestato al mito figure come Ajace od Otello, e alla storia personaggi come Hitler o Stalin. Ma questo tratto psicologico può anche apparire in un giorno qualunque, in una persona qualunque. É il piccolo Hitler dentro di noi”. Appunto.