Han “legge” Weil. Fermare l’ingordigia per contemplare il vero. Di Claudio Risé su La verità martedì 23.6.2026, pag. 1 e 19.

Mentre i Grandi della terra tenevano banco con le loro imprese più o meno rumorose è uscito un libro che ne è per molti versi il rovescio, perchÉ invece dei rumori delle liti nei cortili della terra approfondisce il silenzio, l’ascolto, il rispetto, l’approfondimento.
Lo ha scritto Byung-Chul Han, filosofo nato a Seul e ormai presente da diversi decenni nei dibattiti non solo accademici europei, dove ha portato aspetti nuovi e una spregiudicata attenzione critica all’attualità e a suoi temi.
Questo suo ultimo libro: Parlare di Dio.Un dialogo con Simone Weil (nottetempo ed.), rispetta, come si vede già dal titolo, la cura nel lavoro di Han nel non stare lontani dai temi e dalle zone più osteggiate dalla cultura occidentale tardo moderna: il Dio cristiano, appunto, e uno dei suoi più profondi e originali testimoni, la francese Simone Weil. Grazie alla quale Han dice subito di potere “a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata: la trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere”.
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse “nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera”. Infatti, i vocabolari la presentano come tutt’altro che inerte, ma come (dal latino attentio: “nome d’azione nel sistema del verbo “attendere”. Han ne ricava qui che “la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire”. Dell’azione profonda, religiosa. Dunque: “Dio non è morto. E’ morto l’uomo al quale Dio si rivelò”.
Il fatto è che l’ingordigia e “la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è : “divorare senza freni”. Se dunque invece di stare attento a quel che fai e vedi mangi in continuazione non puoi più vedere e capire dove sei, come appunto ripeteva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: “quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza”. (Simone Weil Quaderni 4 Adelphi).
“L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce così col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce.” In Simone Weil, racconta Byung-Chunl Han è dunque l’immaginazione che - al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava “pÉsanteur”, pesantezza, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida ai suoi aspetti più spirituali. “L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane, tiene il punto. Il vero perdura. Chi invece è incapace di attenzione contemplativa, non può scrutare e non ha accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose. Attenti dunque, e pronti ad agire. senza ingozzarsi.
Lo dice l’irripetibile coppia: Simone Weil- Byung-Chul Han.